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SPILLO/ Il "caso Italia" che oscura l'allarme di Washington

Christine Lagarde (Infophoto) Christine Lagarde (Infophoto)

In secondo luogo, l’aspetto più importante di questa sessione è stata l’attenzione sui problemi occupazionali discussi in un documento predisposto all’uopo dall’Organizzazione internazionale del lavoro. Il documento contiene stime terrificanti della disoccupazione di massa che si sta delineando non solamente nella stagnante Europa ma anche nei Paesi emergenti ad alto tasso di crescita economica. L’aspetto chiave è l’analisi: dato che pure dove il Pil avanza a ritmo sostenuto, a ragione della trasformazione tecnologica, le masse, soprattutto le nuove generazioni, hanno difficoltà crescenti a trovare un impiego, ci si chiede se il modo consueto di concepire i rapporti di lavoro non debba essere ripensato.

Non è una novità per i documenti dell’Oil dare risalto al ruolo dell’economia sociale e del Terzo settore. È, però, una novità che questo tema sia stato elemento centrale della sessione del G20 tenuta l’11 aprile e che sia stato ripreso il 13 aprile nella sessione plenaria. Sono accenti a cui il Governo italiano, alle prese con spaventosi problemi occupazionali, dovrebbe dare ascolto. E anche i media dovrebbero fare la loro parte.

In terzo luogo, la riforma Fmi. Il Fondo avrebbe la potenzialità di raddoppiare la propria capacità di finanziamenti, ma ciò richiede un aumento di capitale. Lo impedirebbe l’avarizia del maggior azionista, l’Ugly American (l’americano “brutto e cattivo”), che controlla lo studio ovale della Casa Bianca e soprattutto il Congresso. Questa “vulgata”, che ha avuto ampio spazio sui quotidiani italiani, è fuorviante. Il vero nodo è l’eurozona che insiste per avere, nel Consiglio d’Amministrazione Fmi, cinque seggi su ventiquattro e i cui titolari non si coordinano né nelle delibere specifiche, né su questioni generali, come l’azionariato e la rappresentanza negli organi di governo dell’istituzione.

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