BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Euro e lira, due "trappole" in vista delle elezioni

Le grandi potenze mondiali hanno capito che l’Ue è incapace di risolvere i propri problemi e per questo stanno provando ad accaparrarsela. L’analisi di PAOLO RAFFONE

"Vertice" europeo (Infophoto)

Mancano 45 giorni alle elezioni europee. Fumose sono le chiacchiere retoriche dei politici e stucchevoli le pubblicità istituzionali in stile sovietico. I sondaggi continuano a confermare che circa il 50% degli aventi diritto al voto si asterrà bocciando senza appello l’Unione europea. Le solite stanche liste di candidati riciclati si ripresentano. In Italia, le cinque “statuine” femminili (due lettiane, una renziana, una veltroniana, e una bersaniana) imposte da Renzi come capoliste del Pd faticano a nascondere il vecchiume restante nelle liste. Finora nulla si è sentito dire dai partiti e dai candidati europei in merito a un programma politico per reinventare la passione per una nuova Europa.

Per carità, Renzi ha presentato le sue “statuine” dicendo che “le regole europee si rispettano per poi cambiarle”. Insomma, il toscano ha ammesso di aver preso in giro sia la teutonica Merkel, sia le figure magrittiane che rappresentano l’Ue. Non c’è che dire, Renzi è un giovane assai fortunato perché la Merkel forse reagirà solo dopo il 25 maggio, il presidente della Commissione europea Barroso è in scadenza e il suo successore sarà nominato dai governi a giugno, e il fastidioso ex sindaco finnico e commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn, è in congedo elettorale in quanto è candidato (sicuro di vincere) alle elezioni europee.

A sostituirlo è l’opaco estone commissario ai trasporti, Siim Kallas, che non avrà la forza di opporsi alle richieste francesi di rinvio sul debito. Tutto si giocherà in sede di Eurogruppo, quindi tra governi e con buona pace della Commissione. Visto che la Spagna ha già ottenuto un rinvio è credibile che anche la Francia lo otterrà. E allora, come negarlo all’Italia che oltretutto è tra i pochissimi paesi a rispettare la regola del deficit (sono 4 contro 14 sotto procedura)?

Se il gioco degli inganni ha partita relativamente facile con degli esausti eurocrati, lo stesso non vale per le partite vere che sono tutte aperte a livello sistemico e strategico mondiale. Su queste questioni il tomboliere fiorentino e la sua dolce ministra degli Esteri tacciono. I problemi che restano sul tavolo sono gravi e pericolosi. Cerchiamo di capire che cosa ci aspetta. Iniziamo dai problemi che all’apparenza sembrano risolti, in materia economica e finanziaria.

La crisi bancaria non se ne è andata, anzi, come ci dimostra l’Austria in questi giorni (i debiti bancari equivalgono a tre volte il Pil), si riprende appena può. L’Unione bancaria non è decollata, anzi se ne è fatto un mediocre pasticcio che, ben lontano dalla corrispondente americana Federal Deposit Insurance Corporation, non salverà le banche e i correntisti, ma prevalentemente i detentori di titoli che in maggioranza sono banche e fondi vari. Su queste questioni, gli strombazzati stress test bancari (in corso) si sono rivelati un grave imbarazzo anche per la Germania, dove le autorità locali nascondevano tutto.