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Economia e Finanza

FINANZA/ Sapelli: il dramma dell'Italia tra Draghi e Germania

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Wagner o Mascagni, sono terribili fenomeni che stan crescendo. Una mostruosa metafisica che osanna di nuovo la crescita finanziaria e dimentica che la disoccupazione tocca livelli del 30%, 50%, 60% a seconda delle fasce di età che si prendono in esame. L’altra questione non è una metafisica, ma una realtà. In Italia, dove non esistono più partiti ma solo leader e dove i sindacati parlano di tasse anziché di salari, la protesta non sarà più collettiva, ossia ordinata, ma atomizzata, e peristaltica, solitaria e anomica, dove uomini soli camminano con bombe a mano in tasca e gruppi armati di militanti che la polizia dovrebbe conoscere uno per uno attaccheranno le sedi di quello che una volta si chiamava il potere delle multinazionali (Br) e oggi si chiama potere della casta (Stella e Rizzo e Gabanelli).

Dinanzi a tutto ciò fa impressione leggere la Frankfurter Allgemeine Zeitung, dove in terza pagina troneggia un gran ritratto politico-biografico di Schäuble, dal titolo ”Schäuble oder die große Null”, ovvero Schäuble e il grande zero. Il titolo è tutto un programma: Schäuble non si muove, sta seduto sul suo surplus commerciale e sulla distruzione del modello sociale europeo, che la sua ostinazione provoca volendo imporre agli altri paesi ciò che la Germania - ancora per poco, però - può fare. Appunto lo zero di deficit annuale.

Dinanzi a questo scenario tra Wagner e Mascagni, si inserisce la nostra costernazione dinanzi all’indecisione di un caro amico, Mario Draghi, che sicuramente deve essere sprofondato nell’insicurezza generata dalla paura. Forse Draghi dovrebbe dimettersi. Ogni volta che annuncia un provvedimento che cerca di aggirare i limiti statutari della Bce incoraggia l’oligopolio finanziario e lo stordisce fino a passare - pensate un po’! - per un salvatore dell’euro. E in questi giorni dovrebbe avere meno paura, se anche il giovane Holden di Solingen, quel Jens Weidmann, Presidente della Bundesbank, aveva di fatto approvato i suoi provvedimenti così bene annunciati, anche se, come avevo già spiegato, irti di flagranti contraddizioni piene di rischiose conseguenze, non solo finanziarie.

Insomma, da un lato c’è Wagner, dall’altro c’è Mascagni. Ma Mario Draghi chi è? Io una metafora ce la avrei, ma non mi azzardo a dirla perché, nonostante tutto, ripeto, nonostante tutto, è uomo dei miei amati nordamericani e soprattutto allievo di Federico Caffè, nonostante tutto, nonostante tutto, nonostante tutto. Questo personaggio in cerca d’autore, il suo autore deve trovarlo e non deve incantarci chiamando bassa inflazione la deflazione. La prateria è surriscaldata dall’aridità che, non a caso, nella nostra lingua, fa assonanza con la finanziaria avidità. E se le praterie sono aride e secche, basta un nulla per farle incendiare.

Mario Draghi deve dunque agire e presto, se non vuole fare la fine di quei politici che predicano e parlano e non agiscono. Con tutte le conseguenze del caso.

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