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CANONE RAI IN BOLLETTA/ Tra sussurri e smentite, ecco perché questa è la soluzione sbagliata

Pubblicazione:giovedì 17 aprile 2014

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Non convince che ancora una volta il fine è fare cassa. I 300 milioni di euro che s’immagina possano essere recuperati dovrebbero servire per finanziare la riduzione di 80 euro in busta paga. Una decisione, quest’ultima, più che giusta, visti i sacrifici che la maggior parte delle famiglie ha fatto negli ultimi anni, ma la cui copertura deve essere ricercata in maniera diversa proprio a partire dalla lotta all’evasione che ha dato negli ultimi anni risultati molto, molto marginali: pochi miliardi rispetto ai 120-140 di evasione annuale ormai “certificati” da svariate fonti.

Non convince neppure che il recupero del canone evaso non venga destinato a migliorare la Rai, non tanto nella programmazione quanto, magari, nell’avere finalmente una rete senza pubblicità, o a un’attenzione ancora maggiore al sociale o a risanare le casse dell’Ente, così da evitare, quasi ogni anno, l’aumento del canone.

Infine, deve essere ben individuata - e non è facile - l’utenza a cui “agganciare” il canone. Una azienda energetica? Può essere, ma quale? I gestori sono molti, mercato tutelato o mercato libero? Ratealmente o in un’unica rata? Se l’utente cambia gestore cosa succede? Le fasce sociali ai fini delle esenzioni sono diverse, quale soluzione? All’eventuale morosità con il gestore elettrico si sommerebbe quella del canone? Infine, quanto costa una scelta del genere? E’ “improbabile” che il gestore faccia il lavoro senza esser pagato, tenuto anche conto che dovrebbero essere modificate e implementate le procedure informatiche.

Quindi, il canone Rai deve essere pagato per norma e perché non può aggravare i costi degli utenti corretti, ma la soluzione che sembra sia stata proposta e subito dopo, fortunatamente, smentita, non è quella giusta. 



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