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SPY FINANZA/ La "Lehman russa" che spaventa i mercati

Pubblicazione:giovedì 17 aprile 2014

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

L’altra sera mi è capitato di rivedere la gag di Corrado Guzzanti che, nei panni di Giulio Tremonti, metteva in guardia tutti dal “cetriolo globale” della crisi che era in agguato. Divertente, ma da un certo punto di vista anche profetico: ciò che infatti pensavamo fosse uscito dalla finestra, sta per rientrare - quasi trionfalmente - dalla porta, dopo una lunga circumnavigazione garantita dalla Fed. La crisi, insomma. Lasciate stare l’Italia, ormai siamo un’entità completamente distaccata dalle logiche di mercato. Guardate la reazione dello spread martedì ai pesanti cali del comparto bancario in Borsa e alla performance generale del Ftse Mib, che ha chiuso a -2,33%: è sceso ai minimi record, come dimostra il grafico a fondo pagina. Ovvero, le azioni dei soggetti che detengono oltre 300 miliardi di titoli di Stato e che sempre martedì hanno annunciato sofferenze in crescita a 162 miliardi di euro (dato Abi) crollano e il differenziale di quegli stessi titoli di Stato scende ai minimi di sempre, festeggia.

E non fatevi irretire dal rimbalzone da gatto morto di ieri, perché ha un’unica ragione: ovvero, le dichiarazioni del ministro delle Finanze giapponese, Taro Aso, riguardo il mega-fondo pensioni Gpif (che gestisce 1.260 miliardi di dollari, il più grande fondo pensioni del mondo), il quale farà una mossa sul mercato azionario a giugno. Come dire, l’Abenomics non funziona e serve più stimolo: ma si sa, per il mercato le cattive notizie sono sempre belle notizie, se portano con sé nuovo metadone da parte del Sert delle banche centrali. Per carità di patria evito poi di entrare del tutto nel merito delle nomine nelle società partecipate, in sei anni di articoli su Il Sussidiario non ho mai preso una querela e non intendo offrire a Matteo Renzi questo privilegio: mi limito a dire che se la stampa estera plaude ma i titoli crollano, come accaduto sempre martedì, io comincerei a preoccuparmi per un altro 1992 (ecco magari perché chi sta nella stanza dei bottoni sta comprando Btp col badile) e a pensare di mettere il divieto di vendita allo scoperto su Finmeccanica, più che su Mps.

Ma torniamo al tema. La mia paura di ritorno della crisi si basa su due valutazioni: una che conoscete da tempo, ovvero gli enormi rischi connessi alla sgonfiatura della bolla e all’operato delle banche centrali in tal senso. La seconda, invece, è più strettamente geofinanziaria: la situazione ucraina, infatti, rischia di deteriorarsi e parecchio. Ma, soprattutto, Vladimir Putin comincia a non aver più tempo da perdere, deve agire in un senso o nell’altro. Il perché è presto detto: le aziende private russe sono state completamente escluse dai mercati di capitale a livello globale da quando è scoppiata la crisi ucraina, situazione che ha innescato un drastico credit crunch che potrebbe vedere quelle stesse ditte incapaci di rifinanziare i debiti contratti senza l’intervento diretto dello Stato.

Nelle ultime sei settimane non si è compiuto alcun roll-over su bond denominati in euro e questa situazione non può continuare ancora a lungo, visto che le aziende russe devono fare roll-over su 10 miliardi di dollari al mese e invece tutto è fermo: per ora i mercati hanno finto di non vedere, ma adesso sta per palesarsi sugli schermi dei trader il vero tallone d’Achille della Russia, il mercato obbligazionario.

 


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