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SPILLO/ Se la Borsa non crede a Telecom contendibile

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Quest’ultima operazione resta l’obiettivo plausibile di Telefonica - mai convintissima di ereditare dai soci italiani Telco la maggioranza relativa di Telecom -, ma anche del mercato: la recente puntata di Blackrock - accreditata in un certo momento di oltre il 10% in Telecom - segnalava i chiari appetiti del mercato in questa direzione. È curioso che proprio Findim - ultra-penalizzata negli anni nel valore di mercato del proprio 5% - si fosse spesa negli ultimi mesi contro l’ipotesi di vendita di Tim Brasil. Più possibilista - attraverso la candidatura di Gamberale - Fossati sembrava invece sulla dibattuta ipotesi di scorporo della rete Telecom verso F2I-Cdp. Ma la prospettiva pare aver perduto via via “appeal”: perché e a quale prezzo lo Stato italiano dovrebbe risolvere il problema del debito accumulato 15 anni fa da Telecom in occasione dell’Opa a leva di Roberto Colaninno appoggiato da Massimo D’Alema?

L’agenda digitale resta certamente d’attualità - anche se Francesco Caio è stato spostato al vertice operativo delle Poste -, ma un governo come quello pilotato da Matteo Renzi difficilmente può partire dall’impegno di molte centinaia di milioni della Cdp per acquisire una rete da rinnovare completamente, a beneficio di una società privatizzata da quasi vent’anni, finora precariamente controllata da istituzioni finanziarie ben poco popolari e comunque non creditrici di nulla verso il “new power” di Palazzo Chigi.

Non da ultimo: un governo che quattro giorni fa ha varato nomine pubbliche di pur faticosa rottura con il passato, poteva gradire il rientro di Gamberale in Telecom? Un “placet” tacito era invece andato in anticipo alla decisione di Giuseppe Recchi di candidarsi alla presidenza Telecom per conto di Telco: lasciando subito libera l’importante presidenza Eni per il ricambio desiderato da Renzi. Ma Recchi - ex capo di General Electric Italia - già al vertice del Cane a sei zampe ha rappresentato una discreta vigilanza statunitense su un gruppo petrolifero che il Ceo Paolo Scaroni aveva nuovamente condotto su tracce strategiche autonome, proiettate verso la Russia di Vladimir Putin.

Ecco ora Recchi andare a “presidiare” Telecom: in coincidenza con l’avvento di Renzi (attento al mondo anglosassone tanto quanto dialettico verso la Ue germanocentrica) e con lo “shopping” dei grandi fondi di Wall Street a Piazza Affari. Un gioco troppo grande per un ricco signore della Brianza e anche per un vecchio tecnocrate pubblico della Prima Repubblica. Ma forse più grande anche di quanto avessero immaginato i soci Telco annunciando il loro accordo lo scorso autunno. 

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