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SPILLO/ Così la "trappola della moneta" ci rende schiavi della finanza

Pubblicazione:domenica 20 aprile 2014

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Nei prossimi giorni capiremo se in Ucraina alle promesse e alle minacce seguiranno fatti. In merito si è conclusa la conferenza di Ginevra, che a torto si è detta dei quattro (Usa, Russia, Ue, e Ucraina), ma che più propriamente era dei due (Usa e Russia) con due convitati (Ue e Ucraina). Dopo sette ore il risultato è un documento diplomatico per un accordo di compromesso che chiede l’impossibile disarmo degli estremisti ucraini e la fine delle violenze, e l’amnistia. Mentre la Nato fa roboanti minacce anti-russe in applicazione della dottrina R2P (right–to-protect), con la malcelata convinzione che nessuno vuole morire per Kiev, Putin a reti unificate fa sapere che è legittimato a intervenire militarmente a protezione delle popolazioni (russe, russofone, ma anche ebraiche) minacciate da quegli incapaci del governo di Kiev. Ma anche Putin, con malcelata furbizia, sa benissimo che morire per Kiev non conviene affatto. Insomma, che l’Ucraina se la cavi da sola e senza arrecare troppo disturbo, e che l’Ue si prepari a pagarne sia il costo economico che quello strategico. Cosa si cela dietro questo tradimento degno di Giuda Iscariota?

La questione del gas e del petrolio russo è una mezza verità. Infatti, più che la questione reale degli approvvigionamenti all’Europa (principalmente a Germania e Italia), che pur si potrebbe porre ma che sarebbe possibile aggirare, la vera questione che resta nascosta ai più è un violentissimo scontro geofinanziario che vede coinvolti tutti i principali attori geopolitici del mondo. In realtà, questa è la vera guerra in corso, di cui gli effetti geopolitici sono solo degli epifenomeni che servono a fare la gran cassa mediatica a distrazione delle popolazioni.

Lo scontro monetario messo in atto tra le banche centrali, che sono i reali attori geopolitici al posto che fu dei governi, contrappone da un lato il vecchio sistema del dollaro (ormai senza consenso finanche in Europa) e dall’altro il resto del mondo. Non si tratta della riedizione dello scontro tra le economie liberaldemocratiche e quelle socialiste e non allineate. Oggi sono emersi potenti mercati sostenuti dall’enorme liquidità generata dalla domanda interna e dall’interscambio commerciale mondiale. Nulla di ideologico, ma solo reale e fattuale.

In un recente libro di Robert Pringle, presidente e fondatore del Central Banking Journal, si legge che l’Occidente è vittima della sua stessa trappola, la “trappola della moneta”, che ormai non funziona più a favore di chi l’aveva inventata. Il sistema bancario occidentale, quello del too big to fail, scrive ancora Pringle, è disfunzionale, cioè un sistema in cui un conflitto, comportamenti scorretti, e spesso l’abuso da parte dei singoli membri si verificano continuamente e regolarmente, portando gli altri membri ad accettare tali azioni come “normali”. Per questa ragione, conclude Pringle, il sistema bancario occidentale ha perso completamente di credibilità perché costretto a pompare moneta fittizia nell’economia reale per illudersi che ancora sia capace di muoversi generando ricchezza.


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COMMENTI
20/04/2014 - L'unica soluzione (Renato Mazzieri)

Articolo ineccepibile. Per non ripetere quello che ha provocato l'attuale situazione, bisogna ridistribuire la ricchezza dal capitale al lavoro, con una moneta dei popoli - al posto di quelle degli stati e delle banche - e riportare la finanza all'economia reale con un sistema di credito sulla fiducia e senza interessi.