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SPY FINANZA/ Le otto aste che fanno vacillare la Russia

Pubblicazione:martedì 22 aprile 2014

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Se infatti già oggi il Tesoro russo cancella le aste, di fatto rimandando l’impressione che non sia in grado di collocare il proprio debito se non a rendimenti eccessivi, come potrebbe affrontare i mercati di capitale durante un conflitto tout-court? Ma non solo il debito sovrano sta patendo i venti della crisi ucraina, tutte le emissioni obbligazionarie - sia sul mercato interno che su quello internazionale - languono: le emissioni totali russe sono scese a 9,1 miliardi di quest’anno, un calo del 74% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e il volume più basso dal 2009. Soltanto Gazprom e Sberbank hanno dato vita a emissioni, una a testa per un controvalore di emissione di 1 miliardo di dollari ciascuna, contro le nove dello stesso periodo del 2013 con controvalore di 13,1 miliardi di dollari. E non solo il settore obbligazionario manda segnali di debolezza, anche quello bancario.

Gli istituti di credito giapponesi, infatti, si sono di fatto ritirati dal mercato russo, annullando gli accordi e sospendendo le linee di credito nel timore che arrivino nuove e più dure sanzioni occidentali. Sumitomo Mitsui Banking Corporation (Smbc) e Bank of Tokyo-Mitsubishi Ufj (Btmu), due delle più grandi banche nipponiche, si sono ritirate dalla Russia nelle scorse settimane, dimostrando come i giapponesi siano i più cauti rispetto ai rischi connessi alla crisi, stante anche l’Abenomics che non sta affatto sortendo gli effetti sperati e il mercato obbligazionario sovrano bloccato e senza liquidità. La Smbc si è ritirata sul filo da lana da un accordo di finanziamento per l’export con Metalloinvest, gruppo che opera nel campo dei metalli di proprietà del tycoon Alisher Usmanov, l’uomo più ricco del Paese, il cui annuncio era stato dato soltanto due giorni dopo l’annessione della Crimea alla Russia. La banca ha inoltre sospeso nuove linee di credito per la Gunvor, azienda petrolifera, in ossequio alle sanzioni imposte dagli Usa verso il suo co-fondatore, Gennady Timchenko e questo anche se altre banche hanno ribadito il loro sostegno finanziario al gruppo. La Btmu, invece, ha deciso di non prendere parte al finanziamento in favore dell’export per la Tenex, la compagnia che esporta l’uranio russo.

Insomma, più che ordini da Tokyo, si tratta di paura di finire nelle maglie delle nuove sanzioni Usa. E le due banche nipponiche avevano in essere un loan book di tutto rispetto in Russia, con prestiti per 7,1 miliardi di dollari per Mufje per 4,9 miliardi di dollari Smbc, mentre anche alcune banche Usa stanno cominciando a rivedere il loro impegno nel Paese: interpellato dal Financial Times con la garanzia dell’anonimato, il dirigente di una banca statale russa ha ammesso che «la nostra quota di mercato sta aumentando drammaticamente, non siamo mai stati così impegnati». Putin farebbe bene a tenerne conto. 



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