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SPY FINANZA/ Le otto aste che fanno vacillare la Russia

Pubblicazione:martedì 22 aprile 2014

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Mentre il piano di pace emerso dall’incontro di Ginevra tra Usa, Ue, Russia e Ucraina vacilla sotto i colpi di arma da fuoco che nel giorno di Pasqua hanno reclamato quattro vite nell’est del Paese, i mercati internazionali cominciano a mettere sotto pressione le obbligazioni sovrane russe e quindi la sostenibilità del debito di quel Paese sul medio-lungo termine. Il rendimento del bond decennale denominato in rubli è salito di 94 punti base dall’inizio della crisi in Crimea all’inizio di marzo, ma già da inizio anno, giustificando il fatto con “sfavorevoli condizioni di mercato”, Mosca ha annullato otto aste obbligazionarie, l’ultima la scorsa settimana. I funzionari del Tesoro russo usano toni tranquillizzanti, ricordando come la nazione - grazie ai quasi 500 miliardi di dollari di riserve - possa permettersi di rimandare le operazioni di finanziamento e sottolineando come il mercato abbia ben accolto i passi avanti diplomatici ottenuti a Ginevra, ma sempre più osservatori ritengono che i recenti stop-and-go di Mosca verso le aste obbligazionarie sovrane siano un segnale chiaro che giunge dai mercati di capitale.

Per Nicholas Spiro, direttore generale della Spiro Sovereign Strategy, «la Russia può permettersi di fare a meno delle aste per un po’ di tempo, ma l’ultima è stata l’ottava a essere cancellata e questo, sui mercati, viene visto come una chiaro segnale che la credibilità stessa del regime politico russo stia cominciando a soffrire». Dello stesso parere anche Dalibor Rohac, analista politico per il Cato Institute, a detta del quale «le cancellazioni di aste non significano affatto che la Russia stia diventando insolvente, ma sono un segnale che le cose non si stanno mettendo bene per l’economia del Paese. D’altronde, c’è sempre un prezzo da pagare ai mercati per le avventure di politica estera». E quel prezzo, sostanziatosi nell’aumento del rendimento da pagare, è la ragione principale per la cancellazione delle aste, almeno stando al giudizio di Apostolos Bantis, analista del credito per i mercati emergenti di Commerzbank: «Gli investitori stanno chiedendo un premio di rischio più alto che i russi non hanno intenzione di offrire, almeno non in questo momento».

Dopo aver toccato il 9,8% nel mese di marzo, la scorsa settimana il rendimento del decennale russo era sceso al 9,1%, un livello che però sembra non spaventare nell’immediato il Cremlino, il quale scommette tutto su un miglioramento a breve delle condizioni di mercato, ipotesi che ovviamente va a braccetto con quella di un abbassamento dei toni bellici in Ucraina. C’è però il fatto che la Russia, in questo modo, ha varcato il Rubicone della fiducia degli investitori, creando un danno serio alla propria reputazione in fatto di investimenti esteri occidentali: ogni minimo miglioramento della percezione dell’economia russa sui mercati internazionali può facilmente e rapidamente tramutarsi in una paralisi di lungo termine se in Ucraina si arrivasse a una guerra aperta con coinvolgimento diretto di Mosca.


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