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IL CASO/ Una patrimoniale occulta nella testa di Renzi

Matteo Renzi Matteo Renzi

Senza andare troppo lontani, avevamo l’esempio del Belgio da prendere come modello. Il rapporto debito/Pil del Belgio è sceso dal 124% al 90%, l’Italia potrebbe fare altrettanto anche se purtroppo il nostro governo non la considera una scelta prioritaria. Il nostro Paese nel frattempo sta facendo un’operazione non dichiarata, perseguendo una strategia di “repressione fiscale”, con un accentramento di quote crescenti del debito pubblico nelle mani italiane. Siamo oltre i due terzi, mentre avevamo il 43% del debito pubblico in mani straniere prima dell’Eurocrisi. Questa strategia è la premessa di qualcosa che temo molto, perché la “repressione fiscale” potrebbe portare a due conseguenze negative.

 

Che cosa teme che possa fare il nostro governo?

Come sostenuto dall’economista Lucrezia Reichlin e da numerosi studiosi che sono diventati euroscettici strada facendo, il nostro governo potrebbe optare per l’allungamento della scadenza del debito. Ciò rappresenterebbe una tassa patrimoniale, in quanto riscadenzare il debito a 30 anni significa semplicemente incorporare il deprezzamento per il numero di anni del minor rendimento atteso, e ciò equivarrebbe a una perdita di valore del 35% sul Bond trentennale.

 

Qual è la seconda scelta che teme possa essere attuata?

La seconda strada possibile è una mega imposta patrimoniale dichiarata. Ritengo che in entrambi i casi si tratti di strade inappropriate, in quanto ci sono esempi di altri Paesi che hanno smaltito il debito in maniera del tutto analoga a quanto dovrebbe e potrebbe fare l’Italia.

 

(Pietro Vernizzi)

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