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FINANZA E POLITICA/ Ecco come la crescita della Spagna può contagiare l'Italia

Pubblicazione:sabato 26 aprile 2014

Mariano Rajoy (Infophoto) Mariano Rajoy (Infophoto)

Sicuramente. Per quanto riguarda la riforma del lavoro, l’Italia ha tanto da imparare. Noi stiamo cercando di risolvere il problema della disoccupazione pensando solo alla flessibilità in entrata, come era già avvenuto con la riforma Biagi. Al nostro mercato del lavoro manca però la flessibilità in uscita, cioè la certezza di poter valutare le persone in base al merito ed eventualmente licenziarle. Ciò significherebbe poter creare nuovi posti di lavoro, pur con una crescita molto bassa.

 

Attraverso quali strumenti si garantisce la flessibilità in uscita?

Attraverso una maggiore economicità nel licenziamento, che nel momento della ripresa ha reso molto più aperto e contendibile il mercato del lavoro. In Spagna per licenziare bastano 20 giorni di preavviso e 20 giorni di indennità per ogni anno lavorato. Per un’azienda è importante avere la possibilità di licenziare le persone in esubero per motivi economici.

 

Come si spiega allora che, nel 2013, 546mila persone abbiano lasciato la Spagna per un altro Paese?

Si tratta in larga parte di immigrati e nel complesso il saldo negativo è stato di 400mila persone. La popolazione complessiva della Spagna è scesa da 47,1 milioni di persone a 46,7 milioni. Gli immigrati spesso sono impiegati nell’edilizia, che si è sgonfiata bruscamente in seguito alla crisi immobiliare, e quindi numerosi stranieri che lavoravano come muratori sono stati costretti a lasciare la Spagna.

 

(Pietro Vernizzi)



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