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SPY FINANZA/ Così Fitch "copre le spalle" a Renzi

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Il senso dell’umorismo è sempre stato un qualcosa che mi colpisce positivamente e devo dire che ieri ho davvero tolto il cappello di fronte alla prova magistrale offerta dall’agenzia di rating Fitch in questa prerogativa caratteriale. Gli amici francesi, infatti, hanno confermato il rating dell’Italia a BBB+ ma hanno migliorato l’outlook da negativo a stabile. E già qui siamo al miglior Woody Allen, ma c’è di più. Per l’agenzia di rating la recessione in Italia è finita nel secondo trimestre del 2013: nemmeno i Monty Phyton sono mai arrivati a tanto. Ma avanti con l’ironia: anche se il Bel Paese ha un potenziale di crescita debole rispetto ai partner dell’eurozona, le condizioni di finanziamento sono migliorate a partire dalla metà del 2012, essendo il tasso medio di emissione per il Tesoro italiano sceso infatti al minimo storico dell’1,6% nel primo trimestre di quest’anno.

Tu guarda che idioti, viviamo in Svizzera e non ce ne eravamo accorti. La crisi è finita! Inoltre, l’Italia ha dimostrato flessibilità finanziaria e capacità di recupero durante la crisi dei debiti sovrani. C’è stato un abbassamento dei rischi fiscali legati al settore finanziario grazie alla capacità mostrata dalle grandi banche italiane di approfittare del miglioramento delle condizioni di mercato per rafforzarsi dal punto di vista del capitale, in vista dei test della Bce, con circa 10 miliardi di euro di aumenti di capitali annunciati (annunciati, non fatti, voglio proprio vedere Mps che raccoglie 5 miliardi di euro). L’agenzia ha inoltre previsto un ulteriore allargamento del surplus delle partite correnti dell’Italia nel corso di quest’anno alla luce di un rafforzamento della domanda per l’export, non ultimo dai partner della zona euro, mentre le importazioni rimarranno moderate a causa della debolezza della domanda interna.

Infine, una considerazione sul nuovo governo Renzi: «Ha annunciato un’agenda di riforme strutturali con una tabella di marcia ambiziosa e confermato l’impegno del precedente governo al rispetto dei parametri fiscali della zona euro, in particolare il mantenimento del deficit sotto il 3% del Pil quest’anno e di un piano di consolidamento fiscale nel medio termine». Una stabilizzazione del rapporto debito/Pil, una crescente fiducia sul fatto che tale paramento rimarrà saldamente su un sentiero di discesa e una sostenuta e ampia ripresa dell’economia italiana sono i tre fattori che potrebbero spingere Fitch ad alzare il rating italiano, declassato quattro volte dall’agenzia da AA all’attuale BBB+. Viceversa i fattori di rischio per il rating sarebbero l’instabilità politica, la possibilità che questa porti a un indebolimento dell’impegno al consolidamento fiscale e misure che possano compromettere la fiducia sugli obiettivi di riduzione del debito.


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