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IL CASO/ Così la finanza americana "controlla" Obama e l'Europa

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Appare chiaro che la grande finanza americana è dotata di effettività di governo più del presidente Obama. Lo avevano ben capito i partecipanti all’imponente movimento Occupy che nel 2011-2012 protestavano contro l’iniquità economica e sociale, e che denunciavano la “dittatura dell’1%” della popolazione a detrimento della democrazia.

In verità anche il presidente Obama ha tentato più volte di recuperare terreno nei confronti della grande finanza. Non essendo riuscito a ricondurre la finanza di Wall Street a favore di main street(la società e l’economia nel suo complesso), nel 2010 ha firmato la legge istitutiva di un sistema pubblico di “protezione dei pazienti”, nota come Obamacare, che dopo vari tentativi di blocco è entrata parzialmente in vigore nel marzo 2014 (si veda la sentenza della Corte Suprema). L’enfasi del discorso politico a sostegno dell’Obamacare insisteva sul concetto di giustizia sociale, cioè sulla responsabilità dello Stato federale di dover garantire una forma di assistenza sanitaria a quel 15% di cittadini statunitensi escluso dalle altre formule pubbliche (Medicare e Medicaid) e dalle più sostanziali assicurazioni sanitarie private (riservate ai lavoratori dipendenti, il cosiddetto sistema diGroup Insurance Schemes). Se da un lato è facile vederne i tratti di populismo progressista, in linea con l’innovatore presidente democratico afroamericano, dall’altro è certo che l’Obamacare è stato il più grande (e unico) tentativo di contrastare il ricatto della grande finanza sul governo americano.

Infatti, la riforma voluta da Obama incide sul rapporto pazienti-Stato-finanza/assicurazioni. Vediamo come. Innanzitutto lo Stato federale offre una polizza sanitaria pubblica e abbordabile economicamente per circa 35-50 milioni di persone. In questo modo sottrae al sistema di intermediazione delle assicurazioni private una fetta di potere che, sommata a quelle pubbliche già esistenti (Medicare e Medicaid), arriva a circa il 50% del totale della spesa in rapporto al Pil. Ciò dovrebbe avere anche un effetto sulla “centrale acquisti” pubblica di beni e servizi sanitari che potrà entrare in concorrenza con la corrispondente struttura privata. Quest’ultima è la causa prima dell’esorbitante costo dei beni e servizi sanitari negli Usa.

Infatti, la grande finanza è da un lato collegata alle big pharma (le aziende farmaceutiche) e dall’altro ai pazienti che vengono curati attraverso servizi esageratamente onerosi. Una vera e propria speculazione che distanzia gli Usa da tutti gli altri paesi occidentali, particolarmente europei. Quindi, l’Obamacare dovrebbe portare a regime, verso il 2020, il risultato di far scendere la curva ascendente della spesa sanitaria americana, altrimenti insostenibile (nel grafico qui sotto si vede come nel periodo 2009-2011 la spesa sanitaria Usa sia circa il doppio rispetto a tutti i paesi sviluppati).

 


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