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FIAT/ Alfa Romeo, la strategia dello "scorporo" che piace a Marchionne

Pubblicazione:martedì 29 aprile 2014 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 7 maggio 2014, 8.35

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Per meglio comprendere la logica dell’operazione occorre fare un passo indietro per accorgersi del fatto che, sotto l’era Marchionne, Fiat ridefinisce i settori di attività, separando quelli “core business” da quelli “accessori”. A partire da aprile 2005, avviene il trasferimento della proprietà di Maserati da Ferrari a Fiat Partecipazioni S.p.A., rendendo le due società separate. Prima ancora la strategia di Marchionne è quella di una ridefinizione delle attività “macro”, raggruppando le attività in “aree”; le “automobili” vengono separate dalla produzione delle “macchine per utilizzo agricolo e di costruzioni” e, infine, anche le “altre attività” (principalmente servizi ed editoria) trovano spazio autonomo.

La logica dell’operazione Alfa Romeo, più recentemente, riporta alla notizia di inizio anno dello scorporo del marchio Ferrari; in questo caso il biscione troverebbe una miglior organizzazione per un eventuale rilancio, facendo parte di una linea differente dagli autoveicoli “Fiat”. A questa maggior indipendenza di Alfa, diventando società autonoma, potrebbe conseguire un rilancio significativo del marchio. Una società ormai ampiamente “internazionalizzata” non può certamente essere gestita con una mentalità provinciale, occorre che i “growth drivers” che andranno a generare i futuri flussi di cassa siano individuati e valorizzati opportunamente.

In sintesi, la strategia di Fiat sotto la gestione Marchionne è volta a separare le attività per aree, dando così modo di effettuare un processo molto più snello e virtuoso nell’implementazione delle strategie industriali. Sappiamo bene che questa separazione è del tutto necessaria affinché un’impresa possa sopravvivere, soprattutto in un contesto dinamico come quello degli autoveicoli, così fortemente internazionalizzato, facendo in modo che ogni area di attività, con tutte le peculiarità gestionali che richiede, non sia inficiata da aree di attività completamente diverse.

Questo, che è un ragionamento semplice ed elementare - un po’ come se si pensasse di gestire con medesime prassi operative, per esempio, un padiglione ospedaliero che si occupa di chirurgia d’urgenza con uno di ostetricia -, presta ancora il fianco a sterili disquisizioni, dando conto di un’arretratezza culturale purtroppo piuttosto rilevante nel nostro Paese.

Ecco che allora, se da un lato è stato compiuto un processo di ri-organizzazione dei settori per aree, dall’altro si preannuncia un ulteriore e contestuale processo di ri-definizione delle linee al proprio interno, attraverso strategie che permettano al gruppo un piano di sviluppo in linea con il mercato, senza il quale (è bene ricordarlo) un’impresa potrebbe chiudere i battenti con risvolti sul settore occupazionale drammatici.

 

in collaborazione con www.think-in.it



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