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IL CASO/ Italia, la nuova batosta da 45 miliardi "grazie" all'Ue

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Gli accordi internazionali sono basati sul rispetto delle regole, che prevedono che la Bce tenga l’inflazione di poco al di sotto del 2%. Se quest’ultima scende allo 0,4%, la parte che manca alla crescita nominale dell’1,5% è colpa dell’Europa. Non è infatti l’Italia a decidere il suo livello dei prezzi perché non decide la sua politica monetaria. I patti devono quindi essere rispettati da tutti, anche dalla stessa Europa e non solo dall’Italia. Tra l’altro sono patti fondati su regole evanescenti, in quanto il Fiscal compact dipende dalle percentuali di disoccupazione ciclica e strutturale. Se la disoccupazione è più ciclica che strutturale c’è uno sconto per i Paesi che devono recuperare la parte negativa del ciclo. In Italia oggi la disoccupazione ciclica è al 13% e quella strutturale è tra il 7% e l’11%. In questo modo di finisce per aggravare di altri 10-15 miliardi l’onere dell’aggiustamento per l’Italia.

 

Che cosa dovrebbe fare l’Ue per contrastare la deflazione?

La misura più urgente da intraprendere è una politica monetaria espansiva. In un contesto di globalizzazione, l’Italia paga un dividendo sociale subendo la concorrenza delle nazioni con un basso costo del lavoro. Il nostro Paese può però intascare un dividendo monetario, in quanto in questa condizione di concorrenza globale è possibile intascare più moneta senza fare aumentare l’inflazione. È quanto, a differenza dell’Europa, hanno compiuto gli Stati Uniti.

 

(Pietro Vernizzi)

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