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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "tagliola" dell'Ue che mette in svendita l'Italia

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E questo cosa comporterà (volevo usare il condizionale, ma sarebbe significato prendere in giro voi e me)? Che per garantire quella cifra si dovrà cedere per circa 25 anni una frazione maggioritaria del gettito delle imposte, vendere una parte del patrimonio pubblico e dare in pegno pressoché tutte le riserve auree (circa 80 miliardi di euro di controvalore) e di valuta estera. E attenzione, in caso non si riescano a onorare i patti sottoscritti, ovvero a raggiungere i risultati richiesti in fatto di riduzione del debito, questo collaterale a garanzia andrà completamente perso, requisito dall’Ue. Ora, la partecipazione a questo fondo non riguarderà solo i paesi cosiddetti “periferici” ma anche Austria e Germania che sono arrivate a una ratio debito/Pil di circa l’80% come dimostra il grafico a fondo pagina, ma per quegli Stati la tagliola sarà evitata. Per noi no. D’altronde, chi ha formulato questa proposta per evitare che prendesse piede il processo di costituzione degli eurobond? Un gruppo di economisti del Consiglio tedesco di esperti economici (Sachverstaendigenrat). Geniale, manco la decenza di nasconderle le mire egemoniche.

Vediamo di capire meglio il meccanismo. L’Erf potrà emettere obbligazioni con durata massima ventennale, arco temporale passato il quale verrà liquidato. In pratica, i buoni di questo fondo saranno di anno in anno sempre minori e la differenza sarà appunto la quota di debito che ogni Stato sarà chiamato a ridurre. Una manovra del genere richiede ovviamente delle garanzie e quindi - come anticipato - a copertura del 20% del debito del fondo saranno posti alcuni assets dello Stato, incluso l’oro della Banca d’Italia (proprio quello che con la ricapitalizzazione delle quote di Palazzo Koch voluta da Letta e garantita dalla “tagliola” della Boldrini, di fatto, non è più nostro ma delle banche) e circa l’8% delle entrate tributarie che di fatto saranno pignorate entro questa soglia.

Come già detto prima, il ritardo dei pagamenti farà scattare l’appropriazione dei beni in garanzia. Il fatto è che, calcoli alla mano, per fare i “compiti a casa” e non vedersi requisiti i beni dello Stato, l’Italia dovrà contribuire ogni anno con una quota di circa il 4% del Pil, la quale però non potrà essere ricavata da indebitamento ulteriore, poiché il livello del 60% deve rimanere tale, visto che i fenomeni che abbiamo in Parlamento hanno votato sì al vincolo di bilancio espresso in Costituzione.

Ora, lasciandoci andare a ragionamenti a dir poco lisergici, ci rendiamo conto quale tasso di crescita dovrebbe avere l’Italia per ottemperare a quel vincolo senza creare nuovo debito? Dovremmo viaggiare a una media di crescita nominale del Pil di oltre il 3%, con tasso d’inflazione almeno all’1,5%: insomma, dinamiche di oltre trent’anni fa, praticamente impossibili in un contesto, come quello attuale, di crescita zero e quasi deflazione conclamata. Direte voi, da qui a tre anni la situazione sarà migliorata e si tornerà a dinamiche di crescita più sostenuta. Probabile, lo spero ma comunque l’Italia dovrebbe imbracciare un trend cinese per farcela, visto che il tutto, poi, va fatto dovendo tagliare per i prossimi vent’anni, in ossequio al “Fiscal compact”, 50 miliardi dal bilancio dello Stato!

Avete capito cosa hanno votato i nostri geniali europarlamentari e quelli degli altri Paesi due anni fa!? E in base alle regole dell’Erf chi sfora non si prende solo una procedura d’infrazione o l’esposizione al pubblico ludibrio sul Financial Times: no, questa volta ci si vede confiscati, per sempre, i beni posti a garanzia. La svendita del Paese non completata sul Britannia, ora è servita. Con tanto di vincolo in Costituzione.

 

P.S.: Martedì è arrivato il via libera a nuovi aiuti per la Grecia: in totale saranno 8,3 miliardi di euro, di cui 6,3 a fine aprile, uno a giugno e l’altro a luglio. L’ok è arrivato dopo che l’Eurogruppo si è detto soddisfatto delle misure poste in essere dal governo ellenico, quali la liberalizzazione di servizi e professioni e del comparto energetico. Guarda caso, i fondi sono arrivati giusto in tempo perché Atene possa rimborsare il titolo da 9 miliardi detenuto dalla Bce e in scadenza a maggio. Quindi, trattasi di aiuti alla Bce e non alla Grecia. Poi si lamentano perché gli euroscettici faranno il pieno il 25 maggio...

 

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COMMENTI
03/04/2014 - commento (francesco taddei)

alcuni deputati hanno votato contro il fiscal compact, ma gli europeisti moderati di centrodestra e centrosinistra più il presidente re giorgio erano tutti entusiasti.