BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Draghi "azzoppa" l'Italia

Pubblicazione:

Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

“Useremo tutti gli strumenti disponibili per evitare la deflazione”. Mario Draghi ha parlato con una formula che ricorda quella dell’agosto 2012 con la quale salvò l’euro dal collasso. Ma questa volta le parole non hanno lo stesso effetto. Le borse, intendiamoci, hanno reagito bene perché per il quinto mese consecutivo i tassi di riferimento sono rimasti allo 0,25%, insomma sottozero in termini reali. L’euro si è leggermente deprezzato, anche se resta ancora a 1,37 sul dollaro, un livello davvero troppo alto. Sui mercati c’è calma, e ciò dà l’impressione che non esista nessuna urgenza, quindi Draghi può parlare e attendere. Ma la realtà è che le parole non bastano, la Bce deve agire. Ciò vale per l’Europa nel suo complesso e vale ancor più per i paesi in crisi. Per l’Italia è una necessità assoluta.

I prezzi al consumo, secondo gli ultimi dati, sono cresciuti appena dello 0,5% nell’area euro, se continua così presto cominceranno a diminuire in valori assoluti. Dunque entreremo in una fase di vera e propria deflazione. Draghi ieri ha detto che dipende dall’energia e dai generi alimentari spinti in basso da fattori internazionali sui quali la Bce non può influire. In ogni caso, la banca centrale controllerà da vicino gli sviluppi, pronta ad agire.

Il target è al 2%, dunque quattro volte il trend attuale, ciò vuol dire che l’Eurotower ha mancato i suoi obiettivi non per eccesso di moneta, ma per difetto, nonostante tutta la liquidità iniettata sul mercato? La discesa generalizzata dei prezzi porterà in basso anche la produzione, creando così una miscela di stagnazione e deflazione, opposta alla stagnazione più inflazione dei primi anni ‘80, ma altrettanto pericolosa, forse ancor di più visto che l’Europa non ha ancora smaltito i postumi della grande crisi finanziaria e di quella dei debiti sovrani.

L’impatto sui paesi altamente indebitati, infatti, sarebbe deflagrante. Tutti gli stati europei, Germania compresa, hanno debiti molto alti; in pochi casi è cominciata la discesa, in tutti gli altri no e tra questi ci sono la Francia, la Spagna e, soprattutto, l’Italia con il suo fardello pari al 132% del prodotto lordo. A partire dal 2015, scatta per tutti il Fiscal compact e il meccanismo collegato che porta a ridurre di un ventesimo l’anno per vent’anni la differenza tra il debito effettivo e l’obiettivo del 60% fissato dal trattato di Maastricht. Per noi sono ben 73 punti di Pil.

Ignazio Visco ha spiegato recentemente che non si tratta di trovare 40-50 miliardi di euro l’anno, perché basta che il tasso di crescita del prodotto nominale (cioè compresa l’inflazione) vada al 3% e che il debito scenda al 120%. Dopo di che si innesca un meccanismo di riduzione automatica (purché non si crei nuovo debito); il perché è facilmente intuibile: 3% l’anno per vent’anni fa 60%. Et voilà il gioco è fatto.



  PAG. SUCC. >