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FINANZA E POLITICA/ Italia, arriva il “conto” per gli errori dell’Ue

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Mentre l’economia e la borsa americane si sono rilanciate con indicatori rialzisti da vari giorni e settimane, la zona euro resta al palo, anzi si impantana in una stagnazione condita di deflazione che promette solo guai. È tristemente paradossale che in questo quadro macroeconomico quelle figure di Magritte che rappresentano l’Ue abbiano persino avuto la velleità di creare un pasticcio internazionale inutile e dannoso in Ucraina e con la Russia. Dei veri incapaci, consigliati da esperti del nulla, che non sono in grado di pensare altro che le loro sterili procedure burocratiche, “non sanno pensare strategicamente perché è ben più facile riempire dei formulari con delle crocette”, ha chiosato sul Financial Times del 3 aprile l’influente editorialista Gideon Rachman.

Grazie a costoro l’Ue rischia di dover pagare il gas tre volte più caro di quello importato finora dalla Russia, e di doversi accollare il costo di 300 miliardi di euro per stabilizzare l’Ucraina. E poi c’è ancora qualcuno che si meraviglia che in Europa stia ritornando l’estrema destra? Il Belgio ha già espulso 3000 cittadini europei e la Germania ha appena ieri approvato una nuova legislazione che va nello stesso senso: chi perde il lavoro se non ne trova un altro entro sei mesi è espulso. Vive l’Europe!

Come abbiamo scritto su queste pagine, pochi giorni fa l’Ue ha ricevuto la visita del presidente americano Obama e di quello cinese Xi. Entrambi hanno proposto all’Ue di creare una zona di libero scambio per il commercio e gli investimenti. Mentre le figure di Magritte hanno già negoziato in assoluta segretezza i termini del “partenariato” (sic!) con gli americani, invece hanno ritenuto che “i tempi non sono maturi” per fare altrettanto con la Cina. Così il tragico trio Van Rompuy-Barroso-Ashton sta sprecando l’opportunità storica per l’Europa per rendersi indipendente dalla “tenaglia del dollaro”: questi tre signori hanno la gravissima responsabilità politica di aver venduto i popoli e le nazioni europee agli Usa. E nessuno glielo dice chiedendo le loro immediate dimissioni e un processo parlamentare d’inchiesta? Eh già, sarebbe “un’altra Europa”, uno scambio che il “cambista” Renzi non riesce nemmeno a immaginare. Quindi torniamo alla stupida Europa che c’è.

Il 31 marzo scorso il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e il vicepresidente Olli Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari e dell’euro, hanno ricevuto il rapporto finale del gruppo di esperti sull’European Redemption Fund/Pact e sugli Eurobills (letteralmente il “fondo europeo di redenzione” e gli “euro certificati”).

Cerchiamo di capirci qualcosa. Si tratta di due nuovi strumenti di governance, cioè di regolamentazione, economica e monetaria dell’Unione europea - dei 28 stati membri, quindi non solo l’eurozona - che furono proposti dalla Germania nel 2011, al picco della crisi. Nonostante la novità lessicale, si tratta di soluzioni classiche con conseguenze ben note in qualsiasi unione economica e monetaria.

L’European Redemption Fund/Pact (Erf) è l’equivalente di una “lavatrice per panni che stingono”, alla quale vengono conferiti i debiti “che stingono” perché in eccesso ai parametri previsti, che nell’Ue è tutto il debito pubblico che oltrepassa il limite di valore del 60% del Pil. Per un totale che supera i 2,4 trilioni di euro (solo l’Italia pesa 1 trilione), ogni Stato “parcheggerebbe” gradualmente la propria quota di debito in eccesso che non figurerebbe più “direttamente” a carico della fiscalità nazionale. In questo modo, con “una magia contabile” su un periodo di 25 anni, il servizio sul debito rimasto in carico allo Stato si ridurrebbe sensibilmente ridando fiato all’economia e al credito.


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