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FINANZA E POLITICA/ Italia, arriva il “conto” per gli errori dell’Ue

Mentre la Bce ha deciso di non intervenire sui tassi di interesse, altre decisioni europee avranno un impatto negativo sull’Italia. Ce ne parla PAOLO RAFFONE in questo articolo

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Giovedì il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, ha ignorato la richiesta del Fondo monetario internazionale (Fmi) di abbassare i tassi di interesse per evitare la spinta deflattiva nell’eurozona (cioè un’inflazione negativa che deprime ulteriormente l’economia già stagnante), perché convinto che il mese prossimo (chissà perché?) l’inflazione dell’eurozona ritornerebbe a salire. Tuttavia, Draghi, con una frase sibillina, ha annunciato che il consiglio della banca ha approvato all’unanimità di “essere unito a sostegno di una svolta radicale qualora le prospettive fossero deludenti”.

Mentre la Germania ha visto in questo un “segnale molto positivo” - poche settimane prima il presidente della Bundesbank, Weidmann, aveva improvvisamente invertito rotta chiedendo che la Bce facesse come in America, cioè lanciasse un piano di Quantitative easing (letteralmente “rilassamento della massa monetaria”) -, molti osservatori e analisti hanno mostrato scetticismo quanto alle reali possibilità che la banca possa attuare “una svolta radicale”. D’altra parte, il famoso “bazooka” di Draghi - il programma Omt, cioè la possibilità di acquistare illimitatamente titoli di debito pubblico sul mercato secondario - è stato “congelato” fino al 2015, quando la Corte europea di giustizia si pronuncerà sulla possibile violazione dei Trattati europei da parte dell’Omt, come argomentato nel gennaio 2014 dalla Corte costituzionale tedesca.

L’argomento usato dalla Corte tedesca era che l’Omt costituirebbe “uno strumento non democratico che si concretizzerebbe in un finanziamento monetario ai governi, con rischi considerevoli che infrangerebbero la sovranità dei parlamenti nazionali in materia fiscale e di bilancio”. Verissimo, ma la reclamata sovranità popolare vale solo per la Germania, come ha più volte ribadito la Corte tedesca (“il Volk è esclusivamente rappresentato dal Bundestag che è l’unico organo sovrano con poteri di controllo sul governo e sugli accordi europei o internazionali della Germania”). Infatti, dopo l’imposizione del Fiscal compact e del pareggio di bilancio, che l’Italia ha incredibilmente (e stupidamente) inserito nella propria Costituzione, gli altri stati e i loro parlamenti sono dei meri “portatori d’acqua” per il “deutsche-euro”! Quanto al Parlamento europeo è evidente che nella concezione giuridica tedesca è poco più di un’assemblea senza alcuna rappresentatività della sovranità popolare.