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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il documento che può far fallire Renzi

Per LUIGI CAMPIGLIO, se Renzi è realmente innovativo, dovrebbe intervenire con il bisturi nella palude dei privilegi della spesa pubblica per aiutare le famiglie meno abbienti

Martedì Renzi presenterà il Def (Infophoto)Martedì Renzi presenterà il Def (Infophoto)

«Renzi non è stato capace di mettere in atto una spending review sociale e orientata ai bisogni. Se questo è un governo realmente innovativo, dovrebbe essere in grado di intervenire con il bisturi nella palude dei privilegi della spesa pubblica per riutilizzare le risorse liberate per le famiglie meno abbienti». È l’osservazione di Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, alla luce delle anticipazioni sul Documento di economia e finanza che, stando a quello che ha detto il Premier, sarà presentato ufficialmente martedì. I pilastri del nuovo Def sono una crescita del Pil pari allo 0,8-0,9% nel 2014, il rapporto deficit Pil al 2,5-2,6%, la spending review che cala dai 34 miliardi di risparmio previsto a soli 3 miliardi e il taglio dell’Irap finanziato con la tassa sulle rendite finanziarie.

Professor Campiglio, il governo Renzi sostituisce una tassa, cioè l’Irap, con un’altra tassa. Dov’è la novità?

È certamente vero che la tassa sulle rendite finanziarie colpisce anche i redditi delle famiglie del ceto medio, ma va tenuto conto del fatto che il 30% delle famiglie non ha risparmi. In Italia abbiamo una polarizzazione della ricchezza finanziaria che, pur essendo meno marcata rispetto a quella di Stati Uniti e Regno Unito, è comunque molto forte. La tassa sulle rendite finanziarie, pur presentando il rischio di aumentare l’imposizione fiscale per tutti, nella realtà non è così svantaggiosa per le famiglie. I nuclei familiari a basso reddito non saranno colpiti dalla tassa sul risparmio, perché non sono nemmeno in grado di risparmiare. La riduzione dei rendimenti riguarda dunque chi ha già un conto corrente, ma se questo fosse compensato da un aumento dei redditi da lavoro grazie alla crescita dell’economia, chiunque sarebbe disponibile ad accettare questo scambio.

Nel Def la spending review di Cottarelli cala da 34 a 3 miliardi. La montagna ha partorito il topolino?

Non ne farei una questione di numeri ma di sostanza. L’aspetto positivo di questi due anni di crisi è stato quello di avere portato alla luce l’enormità di sprechi che esistono soprattutto nel settore pubblico. Ora che la palude è venuta a galla, se quello di Renzi è realmente un governo innovativo per lui sarà più facile intervenire con il bisturi. Il vero problema della spesa pubblica è che spesso è utilizzata a vantaggio dei soliti privilegiati. Diverso sarebbe se andasse a favore di chi ha realmente bisogno.

Sono questi i principi che ispirano il Def del governo Renzi?


COMMENTI
06/04/2014 - FINO AD ADESSO.... (Giovanni T.)

Sta soltanto togliendo potere al popolo per donarlo alla burocrazia.