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SPY FINANZA/ 2. Così le banche centrali ci regalano un'altra bolla

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Guardate questo altro grafico: il margin debt sta mandando segnali inequivocabili, identici a quelli che abbiamo visto prima dell'esplosione della bolla dot.com e del crollo Lehman Brothers.

Siamo, allegri e inconsapevoli, sull'orlo del precipizio: e più di un analista comincia a dire che l'unico rifugio per gli investitori sarà a breve il reddito fisso. Inoltre, siamo a rischio anche di un potenziale rientro in recessione per la zona euro, dettato proprio dal combinato di due decisioni diametralmente opposte, almeno a parole, delle banche centrali: la Bce che sembra pronta a stampare, la Fed che va avanti con il "taper". Insomma, tempesta valutaria perfetta, tanto che ad oggi nelle sale trading i segnali di vendita sull'euro sono i più drastici dalla nascita dell'unione monetaria, con price target che potrebbe arrivare a 1,25 sul dollaro entro l'inizio del prossimo anno. E anche il Giappone con il suo diluvio di stimolo non aiuterà, visto che il Topix è esattamente tornato ai livelli di quattordici mesi fa e il Japan Economic Watchers Survey è sceso ai livelli dei giorni più bui del biennio 2008-2009: calcolando poi che da qualche giorno è entrato in vigore l'aumento dell'Iva in Giappone, passata dal 5% all'8% e questo non potrà che creare danni all'Abenomics. Non è un caso che proprio venerdì, a mercati ancora aperti in Europa e Usa, Jeremy Stein, membro del board della Fed e l'uomo che già un anno fa denunciò il fatto che le obbligazioni ad alto rendimento stessero creando una bolla pericolosa, abbia rassegnato le proprie dimissioni con una lettera inviata al presidente Barack Obama: inascoltato, preferisce andarsene e vedere da fuori il cataclisma che sta profilandosi e dal quale lui aveva messo tutti in guardia. Inoltre, il mondo non può più contare troppo sulla Fed: nonostante Janet Yellen abbia tentato di calmare i mercati, dopo la sua dichiarazione riguardo un più repentino aumento dei tassi negli Usa, tranquillizzando tutti sul fatto che il "taper" non significa fine degli stimoli all'economia, la misura appare ormai colma e i falchi stanno prendendo il sopravvento sulle colombe.