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TAGLIO PROVINCE/ Città metropolitane, tra cassandre e voli del cuculo

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Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio  Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio

Sono però anche città con un tasso di criminalità (63 delitti denunciati per 1.000 ab.) superiore a quello medio nazionale (47) e nelle quali si assiste ad una forte concentrazione del reddito nelle mani di pochi: l’1% dei contribuenti dichiara un reddito superiore ai 120.000 euro, mentre un cittadino su tre vive con meno di 10.000 euro annui. Inoltre sono città composte per oltre un terzo (35,7%) da comuni specializzati nel primario, settore economico che ha subito l’impatto maggiore della crisi dell’imprenditoria dilagata in Italia dal 2007.

Questi pochi dati, insomma, parlano di rischi e opportunità ma soprattutto di sfide. Le sfide sono quelle relative alla definizione di nuovi modelli e processi di governance su ambiti territoriali nuovi che attendono, in particolare, le conferenze statutarie, cioè gli organi chiamati a scrivere gli statuti delle città metropolitane. Ma una grossa sfida è anche quella relativa alla legittimità democratica della governance metropolitana. Non a caso la modalità elettiva di secondo livello (saranno cioè i sindaci e i consiglieri dei comuni delle città metropolitane a eleggere sindaco e consiglio di queste ultime) pone l'esigenza di istituti di partecipazione che contribuiscano a creare quella “neopopolazione metropolitana” senza la quale la riforma rischia di generare solo un nuovo mostro istituzionale, come in parte è stato per le Regioni.

Al contrario la governance metropolitana è già da tempo una realtà in molte delle aree interessate dalla riforma, prima ancora che neonata istituzione. Nell’area vasta diversi strumenti di governo hanno assunto nei fatti una scala metropolitana: tra gli altri la pianificazione strategica (istituita per legge ormai dalla riforma), la pianificazione del territorio e l'attivazione di agenzie di sviluppo urbane. L'istituzione delle città metropolitane, finalmente, interviene a sistematizzare una realtà già esistente, a dotare gli attori interessati di nuovi strumenti e nuove competenze e a corredare le città metropolitane di una legittimazione fin qui non data. Ecco perché bisogna assolutamente evitare che il dibattito odierno si risolva in un “riformismo declamatorio” che lascia spazio a un già visto “gradualismo tacito” nel quale sembra essersi impantanato il nostro sistema democratico.

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