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TAGLIO PROVINCE/ Città metropolitane, tra cassandre e voli del cuculo

Pubblicazione:domenica 6 aprile 2014

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio

L’istituzione delle città metropolitane pone rilevanti interrogativi circa i mutamenti cui andranno incontro gli assetti di governo del territorio dei prossimi anni. Questi riguardano il ruolo dei sindaci, la composizione dei consigli, il rapporto multilivello tra città metropolitane e altri attori istituzionali (regioni, unioni di comuni e comunità montane); ed ancora la riorganizzazione conseguente al nuovo ruolo e alle nuove funzioni, un rinnovato rapporto tra politica e cittadinanza. E’ di questo che oggi occorrerebbe discutere ed è su questo che bisognerebbe alzarsi le maniche e darsi da fare. Purtroppo, però, la trasformazione in legge del ddl Delrio, avvenuta in questi giorni, sta facendo venire fuori molte delle cassandre giuridico-amministrativiste che hanno sentenziato in materia in questi ultimi 23 anni senza addivenire ad alcun risultato.

Tutti i processi di cambiamento richiedono un necessario tempo di aggiustamento ma soprattutto la convinzione che si stia andando nella giusta direzione. La direzione è quella giusta e la strada sarà irta di difficoltà, ma l’obiettivo finale è chiaro e definito. La legge Delrio è innanzitutto una politica di riordino e semplificazione dei livelli locali di governo, già in atto in diverse città europee, con la finalità di avvicinare i confini istituzionali dei governi locali a quelli funzionali e liberare le istituzioni metropolitane dalla gabbia di produzione normativa sedimentata in questi anni.

Ma chi sono queste città metropolitane? Esse interesseranno una popolazione di circa 18 milioni di abitanti, pari al 30% del totale della popolazione italiana, e oltre mille comuni. Saranno aree più giovani delle città che ora ne sono i capoluoghi, con una percentuale media di minorenni pari al 17%. Sono città con un reddito medio (21,81 mila euro) superiore alla media nazionale (19,31 mila euro), e con un tasso di nati-mortalità delle imprese positivo (0,3%, contro la media paese negativa che si attesta a quota -0,4%).


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