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FINANZA E POLITICA/ Il "trucco" di Renzi per superare aprile

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A quel che sappiamo, nel Def verrà presentato un quadro macro-economico meno ottimista di quello proposto nell’“aggiornamento” della fine del 2013: ora per il 2014 si prevede una crescita dello 0,8%, ossia un rafforzamento del tasso annuale segnato negli ultimi tre mesi. Il Def sarà, però, ottimista in tema di spread e di lotta all’evasione. In breve, nonostante al ministero dell’Economia e delle Finanze si scuota dubbiosamente la testa, si delineerà uno scenario in base al quale il miglioramento dello spread e il recupero di gettito da evasori incallito verrà estrapolato al resto del 2014, nonché al 2015 e al 2016.

Verrà, poi, de-enfatizzata la manovra per la riduzione del debito (nonostante al recente Ecofin tenuto ad Atene ci stia stato detto, senza mezzi termini, che i vincoli del Fiscal compact restano tali e quali, senza alcuna deroga - né implicita, né tanto meno esplicita), indicando che, a tal fine, si denazionalizzerà (ma da maggio a dicembre ciò potrà comportare incassi per 10 miliardi di euro al massimo - un quinto della riduzione del debito da effettuare in base agli accordi ratificati nella confusa notte del 25 luglio (sic!) 2012). Si punterà molto infine sul sessantenne Carlo Cottarelli e sulla sua spending review, ormai diventata anch’essa un oggetto mediatico: accorpamento di ambasciate e consolati, riduzione di direzioni generali, tetti (più o meno eludibili) alle riduzioni dei compensi di quei superburocrati della cui collaborazioni Renzi (e Padoan) hanno esigenza per lavorare.

Non sta a un economista giudicare quanto queste ipotesi siano realistiche. È materia, piuttosto, per astrologhi e per chiromanti. Il punto centrale è se il documento avrà, tramite i media, gli effetti sull’opinione pubblica che Renzi si auspica. Qui è materia per neuroeconomisti. Si è stati abbastanza abili a non fare comprendere le dimensioni della vera e propria sconfitta incassata alla riunione dell’eurogruppo ad Atene circa un settimana fa. È possibile che la misura tattica riesca. Sempre, però, che il decreto del 15-16 aprile sappia convincere quando se ne conosceranno i dettagli.

Una strategia che punta sui media non è per tutte le stagioni. Ben lo sapeva Napoleone Bonaparte, prima che televisioni e web dominassero il tempo di una proporzione importante della popolazione. Quando tutte le coronate di Europa si inchinavano ai suoi piedi dopo la battaglia di Austerlitz disse a Talleyrand, di cui apprezzava l’acume politico ma non si fidava, “alla prima sconfitta tutti mi volteranno le spalle ed affileranno i pugnali”. Talleyrand sorrise. Accossentendo.

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