BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Cina e Hong Kong, la crisi può arrivare da Oriente

Infophoto Infophoto

Moody’s lo scorso mese ha emesso un outlook negativo per le operazioni su Hong Kong di tre delle cinque più grandi banche cinesi, incluse la China Construction Bank e la Industrial and Commerical Bank of China, proprio a causa della crescita troppo rapida dei loro book di prestiti. Il caso forse più eclatante è quello rappresentato dalla Wing Lung Bank, ora di proprietà della Oversea Chinese Banking Corporation di Singapore, la quale ha quasi raddoppiato i suoi prestiti negli ultimi quattro anni, portando il proprio book verso la Cina continentale dall’8% dei prestiti totali al 40% di metà 2013. Ecco spiegato come si sia alimentata negli ultimi cinque anni la più grande e rapida espansione del credito mai vista, capace di portare la Cina a diventare la seconda economia del mondo grazie ai settori di costruzioni e manifattura che hanno raggiunto livelli di espansione senza precedenti.

Per Andrew Scott, professore di economia alla London Business School, il pericolo per Hong Kong a causa della sua esposizione a un crash cinese è chiaro ed evidente: «Le banche di Hong Kong sono chiaramente esposte alla Cina continentale attraverso livelli di prestito significativi e sono molto dipendenti dalla Banca centrale cinese per la liquidità in renminbi. Per questo, una crisi nel comparto real estate in Cina potrebbe avere un impatto molto netto sui bilanci della banche di Hong Kong e sul Pil del Paese. Certamente, se una crisi cinese significasse meno flusso di capitale occidentale in Cina, anche questo impatterebbe seriamente sulla situazione di Hong Kong». Inoltre, non pensiate che trovandosi dall’altra parte del mondo Hong Kong e una sua crisi bancaria non avrebbero un impatto anche in Europa, nella fattispecie nel Regno Unito, visto che le due principali banche del Paese, Hsnc e Standard Chartered, sono players di grandi livello nel sistema.

Addirittura, negli stress test condotti lo scorso anno dalla Bank of England, per quanto riguardava quei due istituti, l’analisi dei rischi ha trovato il suo focus quasi esclusivamente su una potenziale crisi finanziaria in Cina e Hong Kong. Basti dire che la stessa Bank of England invitava Hsbc a rimodulare i propri modelli su un calo dei prezzi molto netto, addirittura del 50% per quanto riguarda i prezzi degli immobili nella Cina continentale. Non a caso, recentemente Credit Suisse ha cambiato la raccomandazione del titolo Hsbc da “buy” a “sell”, motivando la decisione in base al dato dell’esposizione e al rischio che vada in crisi il carry-trade tra dollaro e renminbi.

Nel caso delle due banche inglesi, poi, il problema non è quello dell’esposizione diretta, ovvero aver prestato soldi ad aziende e business in Cina, ma averlo fatto verso istituzioni finanziarie, magari nello shadow banking system, che a loro volta poi hanno erogato prestiti ad aziende cinesi a rischio di default o di aumento delle sofferenze se si registrasse un rallentamento serio dell’economia o l’esplosione della bolla creditizia.

Tanto più che il problema maggiore è quello della quasi impossibilità nel distinguere il trade reale e quello finanziato dal puro carry-trade, ma alcuni analisti stimano che il trade meramente speculativo abbia ormai raggiunto i 200 miliardi di dollari. E quando, come nel caso di Hong Kong, si ha un settore finanziario di molto più grande rispetto all’economia del Paese, anche il regolatore più attento può avere difficoltà a tamponare in tempo la falla. Insomma, occhi aperti su cosa accade a Oriente. Prima che accada, preferibilmente.

© Riproduzione Riservata.