BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ L’Europa "rovina" la festa al Def di Renzi

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Non solo. Renzi non è sembrato così entusiasta della ricetta Cottarelli. «Cottarelli ha proposto un taglio molto ampio, lo valuteremo, non ci saranno tagli lineari». «Sulla salute spenderemo di più non di meno perché si invecchia di più e invecchiando crescono le malattie, non diminuiscono», ha aggiunto Renzi. Interessante, il problema non è tanto il di più, ma il come e il dove: la spesa sanitaria infatti in Italia non cambia con la curva demografica, ma semmai con la curva dell’efficienza e della correttezza amministrativa.

Il deficit strutturale sarà “praticamente” in equilibrio l’anno prossimo e “nominalmente” nel 2016. Il gioco degli avverbi ha un sapore d’antico. In sostanza slitta. Niente male, visto che nessuno lo rispetta e la Francia chiede un nuovo rinvio. Il problema è l’impatto sui complessi meccanismi del Fiscal compact che richiede un pareggio strutturale già dal prossimo anno. Certo, fatta la legge trovato l’inganno e ciò vale anche per i tetragoni accordi europei, infatti chi ha letto le norme del patto fiscale e dei suoi annessi sa che esistono possibilità di negoziato e qualche scappatoia, purché sia concordata. Ma una cosa è certa: chi crede nella finanza in equilibrio deve concludere che non siamo ancora all’ultimo miglio.

Si è parlato molto di riforme, ma aspettiamo di vederle nero su bianco, a cominciare da quella sul mercato del lavoro. Molta enfasi è stata data alle privatizzazioni e sono state lanciate anche cifre iperboliche come 40 miliardi già quest’anno. Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, più realista, ha detto che la vendita di una quota delle Poste e dell’Enav è in fase avanzata. Ma certo il ricavato sarà ben lontano rispetto alle speranze da chi ha dato i numeri. Non si cedono né l’Eni, né l’Enel, né Finmeccanica, le uniche (soprattutto le prime due) che avrebbero potuto dare un gettito consistente. Forse è giusto per motivi strategici, ma tant’è. Anche la vendita degli immobili che doveva essere avviata dal fondo ad hoc, è finita nel dimenticatoio.

In conclusione, di consistente c’è solo l’Irpef. Rappresenta la vera novità del governo Renzi e ha un importante valore simbolico: per la prima volta dopo tanti anni si riducono le tasse e il governo fa aumentare le buste paga. Vedremo se sarà in grado di invertire le aspettative. Certo, non si capisce come riusciremo a rispettare il Fiscal compact che, lo ricordiamo, richiede una riduzione di 73 punti di Pil a scalare. E, per evitare nuove stangate, una crescita del prodotto lordo monetario (compresa l’inflazione) del 3%. Quest’anno non ci siamo. E se i prezzi cadono ancora non ci saremo nemmeno l’anno prossimo. Il rapporto di primavera del Fondo monetario internazionale, infatti dà una crescita di 1,3 punti quest’anno e di 2,1 nel 2015. Dunque, o più sviluppo o più tagli o entrambi. Ne riparleremo a giugno, dopo le elezioni europee.

© Riproduzione Riservata.