BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ I "tonfi" asiatici che spaventano l'Europa

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Come volevasi dimostrare e come vi avevo detto già venerdì scorso, l’effetto Draghi sui mercati è durato il tempo di uno sternuto. Già ieri il cross euro/dollaro si riavvicinava a quota 1,38 e le Borse pativano quelle che erano perdite fisiologiche per un mercato drogato che, come un tossicodipendente in coda al Sert, resta in attesa di un nuovo stimolo, di nuovo doping finanziario per continuare a crescere a dispetto dei fondamentali macro. Le parole del governatore riguardo al fatto che giovedì scorso il Consiglio della Bce avesse parlato «ampiamente e in maniera ricca» di Qe e taglio ulteriore dei tassi sono servite giusto a far chiudere la settimana di contrattazioni: poi, alle parole come al solito non sono seguiti i fatti. Anzi, più di un membro dell’Eurotower tra lunedì e ieri ha sottolineato con forza che il rischio deflattivo attualmente non sia così grave da giustificare l’utilizzo di strumenti non convenzionali, ovvero acquisti di bond illimitati o non sterilizzati e tassi negativi sui depositi.

A mettere la pietra tombale su ogni possibile lettura ottimistica di quanto potrebbe accadere a Francoforte, ci ha pensato poi con un clamoroso voltafaccia Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, il quale dopo aver aperto alle ipotesi di misure straordinarie ha ricordato come non sia accettabile «sovraccaricare il mandato della Bce». Eppure c’è chi non la pensa così e nonostante in passato si sia reso responsabile di previsioni e ricette a dir poco fallimentari, questa volta pare aver imparato la lezione. Si tratta del Fondo monetario internazionale, il quale nel World Economic Outlook appena pubblicato sottolinea come «la priorità per l’Eurozona sarà preparare il terreno a una crescita più forte e durevole, rispondere ai rischi di deflazione, assicurando però la stabilità finanziaria».

Di più, per il Fmi «un’inflazione a lungo sotto il target del 2% potrebbe destabilizzare le aspettative inflazionistiche di lungo periodo e rendere più difficile il conseguimento della ripresa nei paesi dove le economie sono sotto stress». Per gli analisti dell’istituto di Washington, «le politiche macroeconomiche dovrebbero restare accomodanti» e l’Eurozona deve sostenere ulteriormente la domanda: «Un maggiore allentamento monetario è necessario sia per sostenere la domanda che per avvicinare l’obiettivo del mantenimento di una stabilità dei prezzi vicina al 2%». Tra le misure auspicate dagli economisti di Washington ci sono «ulteriori tagli ai tassi d’interesse, ma anche operazioni a lungo termine di finanziamento alle banche».

Un sostegno fiscale può esser assicurato in paesi dove ci sono spazi per farlo, se la bassa crescita persiste e se sono esaurite altre opzioni di politica monetaria, prosegue il Fmi. Il Fondo poi cita anche l’Italia: «Ulteriori misure per rivitalizzare l’offerta di credito in paesi come Francia, Spagna, Italia e Irlanda potrebbero fare aumentare il Pil del 2% o più. Mentre Germania e Stati Uniti - segnala il rapporto - hanno quasi del tutto superato la stretta creditizia sperimentata durante la crisi, altri paesi sono ancora alle prese con le debolezze del settore bancario. La persistente contrazione dei prestiti in alcuni paesi dell’Eurozona fa ritenere che questo fattore continui a ostacolare la crescita».

Nella sua analisi il Fondo evidenzia poi come l’eurozona sia più esposta di Giappone e Usa a shock avversi e caratterizzata da dinamiche di crescita molto sbilanciate tra i paesi membri. Il tutto stante le previsioni attuali che collocano l’inflazione «ben al di sotto del target della Bce e per un periodo di tempo più lungo del consueto lasso di uno-due anni». Queste e altre considerazioni suggeriscono - conclude l’Outlook - che «un ulteriore allentamento monetario, incluso il ricorso a misure non convenzionali, sia necessario ora». «Ora», avete letto bene. Cioè adesso, non alla prossima riunione del board della Bce: ora.


  PAG. SUCC. >