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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Russia, la fuga che mette in crisi Putin e Draghi

Vladimir Putin (Infophoto)Vladimir Putin (Infophoto)

Di converso, però, una voce che accrediterebbe indirettamente le cifre di Draghi arriva proprio dalla Russia. Per la principale banca del Paese, Sberbank, infatti, i contratti swap in essere hanno finora mascherato la vera entità dell’intervento monetario della banca centrale russa, in modo così significativo da non rendere pubblicamente visibile un calo delle riserve che potrebbe arrivare - stando a calcoli dell’ufficio studi della banca - a 477 miliardi di dollari. Insomma, da un punto di vista di sistema, la banca centrale potrebbe aver immesso sul mercato rubli, i quali sarebbero poi stati utilizzati per comprare monete di riferimento come euro e dollaro, ma per quanto sia possibile mascherare le fughe di capitali attraverso complesse operazioni sui derivati, questa strategia non può durare a lungo prima che il trucco venga scoperto e i pescecani sentano l’odore del sangue.

Per Chris Weafer della Macro Advisory di Mosca, il danno finanziario già patito dalla Russia sarebbe tale da aver ricondotto Putin a più miti consigli, facendolo propendere per un allentamento della pressione sull’Ucraina. Di qui, la decisione di mantenere un atteggiamento aperturista rispetto al ritiro delle truppe russe ammassate sui confini, anche se la Nato finora ha negato qualsiasi movimento di ritirata. Weafer però non ha dubbi: «Putin ha già largamente ottenuto il suo obiettivo di forzare una federalizzazione dell’Ucraina dell’Est. A questo punto non può e non vuole distruggere l’economia interna ulteriormente, quindi ha cambiato registro a livello diplomatico».

E, in effetti, da qualche tempo il leader russo è sparito dalle scene pubbliche, lasciando al ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, il compito di mediare - e minacciare - con Ucraina, Usa e Ue. E sempre Weafer, nei fatti, conferma il dato allarmante avanzato da Draghi rispetto all’entità della fuga di capitali: «Le aziende europee che operano in Russia, stando a mie informazioni confidenziali, stanno drasticamente riducendo il rischio e trasferendo capitali per evitare un domani di incappare nelle sanzioni finanziarie. Le stesse grandi aziende russe hanno aperto conti correnti presso banche estere per essere certe di avere liquidità disponibile e garantita in caso nuove sanzioni vadano a colpire le banche russe e la loro operatività».

Che farà ora Putin? Cederà in nome dell’economia interna o giocherà il tutto per tutto? Come vedete la geofinanza esiste, se anche una guerra apparentemente lontana va a impattare - e pesantemente - sulla quotazione della moneta che abbiamo nel portafoglio e con la quale le nostre aziende si trovano costrette a dover operare su mercati sempre più manipolati dalle banche centrali. E attenzione, perché se un uomo come Mario Draghi ha sentito il bisogno e la necessità di rendere noto pubblicamente quel dato e la preoccupazione che esso suscita in lui, vuol dire che i rischi stanno davvero diventando seri.

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COMMENTI
10/05/2014 - se ci tolgono anche il mercato russo x l'export (Emilio Colombo)

allora ditelo che dobbiamo chiudere tutto e basta ho già perso un lavoro contatto prima di Pasqua, cliente tedesco con investimento in russia (non in ucraina), tutto fermo avanti così se le alleanze servono solo a prendere fregature....non è ora di parlare chiaro? ditelo anche a Mauro per piacere...che qualcuno la pagnotta la deve portare a casa anche per tutti