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SPY FINANZA/ Il "trucco" dietro al calo dello spread italiano

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Più che di clima di fiducia parlerei di uno spot elettorale. L’establishment nazionale ed europeo teme che alle prossime elezioni ci sia una netta vittoria di forze estremamente critiche nei suoi confronti. Per questo ha messo in atto un tentativo di diffondere queste aspettative di ripresa, che poi vediamo essere sempre disattese. A essere oggetto di ripresa sono solo gli utili di qualche società che ha delocalizzato. Non è questa la vera ripresa, ma quando iniziano ad aumentare i consumi interni e il tasso di disoccupazione diminuisce. In Europa le cose non stanno andando in questa direzione. Ricordiamoci che l’unico vero potere del Parlamento Ue consiste nello sfiduciare la Commissione, come è avvenuto nel 1999. Ora sarebbe il caso di rispolverare questo strumento.

 

In che modo è possibile ritrasmettere all’economia reale il dato positivo sullo spread?

Lo spread è ai suoi minimi perché è di fatto pilotato sui mercati, come lo era nell’estate 2011 quando per motivazioni puramente politiche alcune banche estere hanno dato ordine di vendere titoli del debito pubblico italiano. L’andamento dello spread era dunque tanto artefatto allora quanto lo è oggi. L’unica differenza è che oggi c’è una volontà di far vedere che la situazione si sta normalizzando, anche perché se l’Eurozona fosse effettivamente un’area valutaria ottimale lo spread non esisterebbe, ma tutti i titoli di Stato si troverebbero esattamente allineati.

 

Perché secondo lei lo spread cala proprio adesso?

A meno di 20 giorni dalle elezioni tutto converge nel cercare di spegnere eventuali disagi nell’ambito dell’area euro, e il modo per ottenere questo risultato è appunto quello di manovrare lo spread. Nel 2011 i tassi dello spread Btp/Bund erano schizzati e poi abbiamo scoperto che dietro c’era una regia e che nulla era casuale.

 

(Pietro Vernizzi)



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