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FINANZA E POLITICA/ Gli indici per guidare l'Italia verso la crescita

Pubblicazione:lunedì 12 maggio 2014

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Data la nostra tendenza mediterranea alla melanconia e al “piangersi addosso”, credo sia un dato importante. Mi spiace che nessuno dei venti giornalisti nostri connazionali presenti al “forum” abbia dedicato un rigo a questo punto nelle loro corrispondenze.

Ma andiamo al succo: come diventare più resilient? E come orchestrare una crescita “maggiormente inclusiva”? Alla prima domanda deve rispondere ciascuno di noi. I dati sulla percezione della qualità della vita possono essere un buon punto di partenza per diventare più forti e darsi coraggio anche in una fase come l’attuale caratterizzata da anni di difficoltà. I giapponesi, i coreani, gli americani e i nordici in senso lato sono allevati alla resilience già da quando sono in fasce. Dovremo farlo anche noi. Iniziando da subito. Nell’immediato, comunque, la consapevolezza di avere maggiore impegno civile e senso comunitario dovrebbe indurci ad affrontare con maggiore autostima le sfide, non certo facili, di fronte a noi.

E la crescita inclusiva? In seno al Cnel, non solamente è in corso un lavoro con l’Istat per definire indicatori di benessere complementari a quelli della contabilità economica nazionale, ma si sta cercando di definire criteri di valutazione per la spesa pubblica atti a ri-orientarla nei confronti di chi è davvero in condizioni di bisogno. La prima strada è complessa, la seconda osteggiata da chi gode di piccoli privilegi.

Si possono fornire scorciatoie operative. In primo luogo, dare rilievo (nella comunicazione politica e pubblica) alla crescita o meno dei redditi e dei consumi della famiglia “mediana” più che del Pil o del Pil pro-capite - sarebbe un indicatore forse grossolano, ma eloquente dell’aumento o meno delle diseguaglianze. In secondo luogo, si potrebbe ampliare “l’indice del disagio” (misery index)elaborato negli anni Settanta da Arthur Okun (sommatoria di inflazione e disoccupazione) arricchendolo con il tasso di povertà e il coefficiente di Gini sulle disuguaglianze. Ne risulterebbe un indicatore abbastanza semplice ma eloquente per indicare dove la nave va e quali correzioni di rotta apportare.



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