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Economia e Finanza

ELEZIONI EUROPEE 2014/ 1. Schulz vs. Juncker, chi conviene all'Italia?

Martin Schulz (Infophoto)Martin Schulz (Infophoto)

La riforma del mercato del lavoro dovrebbe essere imposta insieme al Fiscal Compact. Gli attuali contratti finiscono per irrigidire l’economia di mercato. Tanto Juncker quanto Schulz sostengono una linea che definirei marcatamente di destra, secondo cui quando c’è un’elevata disoccupazione si spaccano i sindacati e si interviene con una cura alla Thatcher, che tra l’altro aveva un compito molto più facile. Negli anni ’80 la premier inglese si trovò a combattere contro il sindacato del carbone, un settore ormai anacronistico. Oggi invece la Commissione Ue avrebbe il compito opposto, quello cioè di evitare la distruzione di un tessuto economico positivo che va salvaguardato.

 

Quali sarebbero le conseguenze per l’Italia di una vittoria di Juncker o di Schulz?

Nel caso di una vittorie del Pse di Schulz, in Italia si rafforzerebbe la linea delle sinistre che non vogliono la riforma del mercato del lavoro. È ciò cui si è opposta Susanna Camusso durante il Congresso della Cgil, nel corso del quale ha proposto un modello neo-corporativo. Mentre il leader della Fiom, Landini, sostiene un modello di contestazione periferica. Entrambi i candidati per la Commissione Ue dicono no alla riforma del mercato del lavoro e quindi finiscono per favorire Landini e la Camusso. Schulz rivela di essersi dimenticato della linea riformista-sindacale adottata in Germania e di cui il suo partito politico potrebbe essere promotore anche a livello europeo. Dal punto di vista del candidato del Pse, il fatto che tutti prendano questa linea finirebbe per svantaggiare la competitività tedesca.

 

(Pietro Vernizzi)

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