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ELEZIONI EUROPEE 2014/ 1. Schulz vs. Juncker, chi conviene all'Italia?

Pubblicazione:martedì 13 maggio 2014

Martin Schulz (Infophoto) Martin Schulz (Infophoto)

«Tanto Juncker quanto Schulz sono espressione di una linea di imperialismo tedesco nell’Ue, e le loro rispettive ricette economiche non hanno sostanziali differenze». È il commento del professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, alla doppia intervista pubblicata su diverse testate europe ai due principali candidati per la Commissione Ue alle elezioni del 25 maggio prossimo: Jean-Claude Juncker per il Ppe e Martin Schulz per il Pse. Interviste da cui emergono diversità di vedute, almeno nelle dichiarazioni, per quanto riguarda i principali temi economici. Juncker da un lato nega che ci possano essere proroghe all’Italia riguardo il deficit pubblico, mentre per Schulz la situazione che si trova a gestire Renzi è oggettivamente drammatica, e un anno di tempo in più si può concedere.

 

Professor Forte, quanto contano queste diversità nelle posizioni da parte di Schulz e Juncker?

Non mi sembrano grandi differenze, in quanto si tratta di sfumature. In entrambi passa in secondo piano il bilanciamento attraverso la crescita delle politiche di consolidamento fiscale. C’è un’assenza totale di riferimenti al fatto che esiste un’anomalia nell’attuale tasso di cambio, che si è determinata dalla mancanza di credito e di espansione economica, cioè dalla situazione tendenzialmente deflazionistica e dall’afflusso di capitali verso la Germania. Questo cambio alto comprime le prospettive di crescita. Occorrerebbe un euro meno forte per garantire lo sviluppo della competitività e della crescita. Il cambio scelto per l’euro è sempre quello che favorisce la Germania, e così dovrà continuare a essere sia per Juncker che per Schulz. Non è l’unico silenzio a colpirmi in questa intervista.

 

Quali altri silenzi la colpiscono?

Nessuno dei due parla per esempio delle politiche espansive che dovrebbe attuare la Germania se non vuole che a farle sia la Bce. Entrambi tacciono sul punto fondamentale delle politiche espansive relative al tasso di cambio. Il fatto che ci sia questo silenzio implica che entrambi sono espressione della politica economica tedesca.

 

Complessivamente come valuta le posizioni di Juncker e di Schulz?

Per quanto riguarda i temi economici, entrambe le interviste risultano anomale. Da un lato non si parla della politica monetaria, e dell’obbligo che avrebbe la Germania di attuare un’espansione interna in risposta a un eccessivo surplus relativo alla bilancia dei pagamenti. Dall’altra il fatto che la Bce non attui una politica espansiva genera un afflusso eccessivo di capitali, il cui risultato pratico è il cambio di un euro troppo forte.

 

Che cosa ne pensa invece delle posizioni dei due candidati sui temi del lavoro?


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