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FINANZA/ I “trucchi” dell’Europa prima del voto

Jean-Claude Juncker Jean-Claude Juncker

È un fatto particolarmente grave soprattutto che non si sappia la modalità attraverso cui dovrebbe avvenire questa sorta di “cessione del quinto” da parte dei singoli Stati membri dell’Eurozona. C’è quindi un grave problema di trasparenza, cioè di democrazia. La stessa Bce ormai ammette che il debito pubblico è più una conseguenza che una causa della crisi. Ciò non significa che non lo si debba curare, ma che insistere solo sul sintomo evidentemente ci impedisce di guarire la vera ragione del male che è il cattivo funzionamento della finanza privata europea.

 

Più in generale, qual è la politica economica che ha in mente Juncker?

A preoccuparmi di Juncker non è tanto il tipo di politica economica che ha in mente, quanto il suo metodo democratico. Quando era capo dell’Eurogruppo, in un’intervista allo Spiegel, Juncker fece affermazioni estremamente gravi: “In Europa noi lavoriamo così: facciamo una proposta, la mettiamo sul tavolo e vediamo se la gente protesta. Se la gente protesta la ritiriamo, dopo di che la ripresentiamo, finché le persone ormai distratte permettono che la proposta sia approvata anche se va contro i loro interessi”. È esattamente ciò che è successo con la riforma bancaria che va sotto il nome di Unione Bancaria Europea.

 

Intanto secondo alcuni quotidiani il governo Renzi starebbe pensando a un condono fiscale sul rientro dei capitali. Come valuta questa ipotesi?

Qualsiasi ipotesi di condono, voglio vedere come sarà proponibile politicamente da parte di un governo che appartiene a quella sinistra che ha fatto di un certo rigore morale la bandiera della sua superiorità morale. Tra l’altro è un condono che andrebbe a vantaggio dei ricchi e non dei poveri. Da una sinistra di questo tipo non mi stupisce. Il problema è che i capitali fuggono dall’Italia non solo per cercare un maggior rendimento, ma perché l’euro è troppo forte e ciò porterà a una delle due seguenti conseguenze: o cala o esplode. Nessuno vuole re-importare capitali in Italia perché rischia di trovarsi incontro a una potenziale svalutazione vuoi dell’euro vuoi della nuova lira.

 

(Pietro Vernizzi)

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