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Economia e Finanza

RIPRESA(?) E PIL/ Il rischio catastrofe "dipende" da Draghi

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Il risultato? Secondo le previsioni dell’Ocse, nel 2015 il rapporto debito/Pil dell’eurozona registrerà questi numeri: Spagna 109%, Irlanda 133%, Portogallo 141%, Italia 147%. Fanalino di coda la Grecia, 189%. Anche se questi paesi, oltre a vantare fabbisogni pubblici primari in attivo (al netto degli interessi), potranno godere per un lungo periodo di tassi bassi come quelli attuali, per stabilizzare il rapporto con il debito dovranno crescere almeno del 3% annuo. Anzi, se l’inflazione scivolerà verso lo zero, nuova minaccia per i debitori, per stabilizzare il rapporto debito/Pil per la Grecia sarà necessario un surplus primario al 7,5%, il 4,7% per l’Italia.

Accantoniamo i numeri. Quanto detto basta a dimostrare che la rotta attuale, nel lungo termine, non porta altro che a sbattere in qualche iceberg. Inquieta, in questa cornice, l’assenza di un dibattito politico europeo all’altezza dell’emergenza. Frau Angela Merkel, una volta bocciata la sua proposta di un ministro europeo con il potere di porre il veto sui bilanci troppo generosi dei paesi dell’area euro, si è ritirata in uno sdegnoso silenzio in attesa che i partner scendano a più miti consigli. Nel frattempo, la crisi ucraina ha spostato l’attenzione verso Est. A Bruxelles c’è chi prepara le valigie, mentre gli eurocrati aspettano, più con curiosità che paura, l’onda degli euroscettici per il dopo voto.

Ancora una volta, non ci resta che Mario Draghi che, secondo i segnali sempre più frequenti da Francoforte, può contare stavolta sulla solidarietà della Bundesbank, per una politica più espansiva. Cosa che non stupisce perché, al solito, la Germania si muove fuori tempo massimo, accettando a malincuore taglio dei tassi, politiche per l’euro debole e Quantitative easing quando la situazione è già fuori controllo, secondo meccanismi che, come dimostrano le rivelazioni di Tim Geithner, ex segretario al Tesoro Usa, o l’inchiesta del Financial Times sulla crisi dell’euro, sono sempre meno democratici e riflettono sempre meno un’idea politica d’Europa.

Speriamo che all’inizio di giugno Mario Draghi riesca nell’ennesimo miracolo, ovvero rilanciare il credito e mettere in atto misure in grado di scongiurare la deflazione Ma non facciamoci illusioni: anche se l’azione del banchiere centrale avrà ancora una volta successo, il rischio catastrofe non sarà evitato. Ci vuole la politica, tanta politica.

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COMMENTI
16/05/2014 - Sapete perché c'è la crisi? (claudia mazzola)

Mica perché noi italiani siamo incapaci, anzi, è che c'è tutto e in più siamo tartassati. Ho visto in TV la storia di IGNIS, cavoli, ti credo che ha fatto i numeri, era dopo la guerra e ogni cosa era in salita. I politici devono fare di tutto per far ricrescere l'economia scongiurando guerre, del resto stanno lì anche per aiutare il paese in questo, Draghi compreso.