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ALITALIA/ "L'arma" di Etihad per convincere banche e sindacati

Pubblicazione:sabato 17 maggio 2014

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Il punto di partenza è che un piano “stand alone” per Alitalia non è realmente un’ipotesi di successo. Negli ultimi decenni la compagnia italiana si è trovata più volte a opporsi alle offerte di un piano industriale all’interno di un’alleanza, optando per una solitudine tutt’altro che splendida. Finché resta da sola e con un mercato e una flotta limitata, Alitalia non potrà certo sopravvivere, e quindi dovrà per forza inserirsi in un contesto più ampio che dovrebbe essere quello di Etihad. Quindi non c’è una grande scelta per i soci e per le banche che lamentano dei crediti nei confronti di Alitalia. Non so a carico di chi potrebbe rimanere un’eventuale bad company, in quanto Alitalia oggi è un’azienda privata. Ritengo che l’unica soluzione possa essere quella di riconvertire il debito in azioni della futura Alitalia-Etihad.

 

Che cosa ne pensa dell’idea di fare di Malpensa l’hub di riferimento per rilanciare il cargo?

La ritengo una buona opportunità, anche perché Alitalia manca di un polo e di un partner aereo forte nel cargo, così come era Alitalia Cargo tempo fa. A oggi questo fa perdere competitività al sistema Paese e al settore delle nostre esportazioni e importazioni. A sua volta Malpensa è sempre stato un aeroporto con grandi problemi, dovuti alla destagionalizzazione della domanda e ai problemi sempre aperti con Linate. Utilizzare lo scalo varesino come polo cargo potrebbe essere un modo interessante per rilanciarlo, soprattutto in un’ottica di liberalizzazione di Linate.

 

(Pietro Vernizzi)



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