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SPY FINANZA/ Ucraina, Belgio, Italia: gli strani "giochi" sul debito pubblico

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Non pensiate che questa vicenda rappresenti per me qualcosa di personale, soltanto negli ultimi anni i debiti pubblici e le loro detenzioni sono diventate vere e proprie armi di dissuasione-distruzione di massa, esattamente quanto i derivati. Volete un esempio recente? Ve lo faccio subito. Ci sono infatti risvolti del conflitto ucraino che non finiscono sui giornali, ma non per questo sono meno importanti di altri per capire realmente come si stiano posizionando le parti in campo. Anzi, a volte svelano proprio i giochi sotterranei che stanno prendendo corpo e che potrebbero decidere l’epilogo della situazione.

Non ha fatto molto notizia, infatti, quanto accaduto l’altro giorno a Kiev, dove il ministero delle Finanze ha lanciato un’emissione obbligazionaria a cinque anni per un importo di 1 miliardo di dollari con un premio di rischio soltanto 28 punti base superiore ai Treasuries statunitensi, un qualcosa di inimmaginabile visto che sui mercati il rendimento da offrire per emettere debito ucraino è del 10%. Com’è stato possibile? Quel bond è garantito dalla US Agency for International Development (USsaid), la quale «assicura di ripagare in pieno capitale e interessi» e offre la garanzia in tal senso della solidità Usa e, de facto, dei contribuenti statunitensi.

Il vice-responsabile della Usaid, Mark Feierstein, ha così giustificato la scelta Usa: «L’emissione obbligazionaria da noi garantita di fatto aiuterà il governo ucraino ad accedere ai capitali necessari a un tasso ragionevole e a garantire la transizione verso una democrazia prospera». Non è un unicum quanto accaduto, medesime garanzie furono offerte per emissioni obbligazionarie in Tunisia nel 2012 e in Giordania lo scorso hanno, ma c’è un rischio in più per le obbligazioni emesse da Kiev. Bank of America-Merrill Lynch si è infatti immediatamente premurata di sottolineare come i detentori di obbligazioni ucraine potrebbero comunque subire delle perdite in caso i separatisti delle regioni del sud-est del Paese riuscissero a ottenere l’indipendenza.

Per la banca d’affari, infatti, una scissione nell’integrità territoriale del Paese potrebbe obbligare il Fondo monetario internazionale a stracciare l’attuale accordo per un pacchetto di aiuti da 17 miliardi di dollari e far scattare un programma di ristrutturazione del debito che andrebbe a colpire gli investitori privati. E dal Fmi hanno fatto sapere come stiano monitorando attentamente la situazione.

La guerra a volte si combatte anche con la finanza. E spesso dietro certe scelte può esserci un mero calcolo: meglio rischiare per un miliardo di dollari, visto che magari si dà già per scontata la secessione del sud-est, piuttosto che investire 17 miliardi a fondo perduto. Una bella ristrutturazione del debito scaricherebbe molti costi su altre spalle e garantirebbe al Fmi di mettere comunque le tende a Kiev. E questo val bene 28 punti base di premio di rischio sui Treasuries.



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