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Economia e Finanza

MANOVRA BIS?/ Una moratoria Ue per rimediare ai "danni" di Renzi

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Il Documento di economia e finanza (Def) afferma chiaramente che gli investimenti pubblici in Italia sono destinati da qui al 2018 a raggiungere il livello minimo storico dal Dopoguerra in poi, pari all’1,4% del Pil, meno del’1,6% previsto dal governo Letta. Non ci si deve quindi stupire se di fronte a questo scenario di restrizione della domanda pubblica, così importante in una recessione come questa, una delle principali ragioni del calo del Pil è che stanno crollando gli investimenti nel settore delle costruzioni. Attraverso il crollo degli investimenti pubblici si distrugge una parte fondamentale dell’economia italiana, quella del settore costruzioni, in cui tutte le piccole imprese stanno di fatto sparendo. Nella lettera che il presidente dell’Ance ha scritto a Expo si chiede perché nelle grandi gare d’appalto si mettano delle soglie di fatturato così alte che le piccole imprese spariscono.

 

Davvero la soluzione sono maggiori investimenti pubblici?

Il problema vero è che gare come quelle che fa Expo stanno sparendo loro stesse nel panorama del Paese. Il nostro governo ha deciso di rinunciare alla costruzione di un ponte per il futuro e di un patto generazionale dove gli anziani lasciano ai giovani delle infrastrutture su cui operare e avere successo nel mondo globalizzato. Gli imprenditori che operano su investimenti pubblici vanno all’estero o chiudono, e quindi non ci deve stupire se questi numeri sono in calo. Insieme agli investimenti pubblici crolla la quota di ricchezza nazionale che il governo destinerà agli stipendi pubblici, con un 9,2% del Pil che rappresenta il minimo storico anche per l’Europa. Anche questa è un’enorme miopia, perché gli stipendi pubblici non sono solo quelli dei burocrati, ma di tutto ciò che permette di competere in un mondo globalizzato.

 

(Pietro Vernizzi)

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