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GEO-FINANZA/ I movimenti che mandano "in tilt" Italia e Ue

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

Se l’Italia si avvita su stessa, i grandi movimenti continuano. Infatti, mentre l’Amministrazione Obama e l’Ue decidono quelle che l’americana Stratfor ha definito “un inasprimento inefficace delle sanzioni alla Russia” - secondo la fonte “coscientemente inutili”, esse servono solo a calmare i falchi democrats e i neocons repubblicani del Congresso che criticano veementemente la politica estera di Obama - la Russia ha concluso un accordo di cooperazione del Caspio con Iran e Turchia. Come ha scritto Maurizio Molinari su La Stampa, “l’impressione è che Putin e Rohani stiano gettando le basi di una cooperazione più vasta in Medio Oriente, che può coinvolgere anche settori strategici come quello della sicurezza”. Forse questo spiega anche il citato congelamento del giacimento di Kashagan in Kazakhstan, che avrà certe ripercussioni economiche sugli investimenti italiani.

Alzando ancora lo sguardo strategico, vediamo altri grandi movimenti. Il viaggio di Obama in Asia ha registrato lo stallo sul trattato di libero scambio (Tpp) con i paesi dell’Asean. È stato il Giappone a porre condizioni di reciprocità che i negoziatori americani non hanno potuto accettare. Quindi, il viaggio si è risolto nella riaffermazione del sostegno militare e strategico americano ai paesi alleati nel Mar cinese. Con abilità il premier giapponese Abe ha di fatto coinvolto gli Usa nella difesa delle disputate isolette Senkaku reclamate dalla Cina (entro il 2017 saranno dispiegati missili balistici Usa in Giappone). Intanto la Cina sembra essere piuttosto irritata. Come ha scritto l’agenzia Xinhua, “nonostante le ripetute smentite di Washington, la strategia americana di riequilibrio mostra un preciso calcolo di ingabbiare la Cina”. La stessa fonte descrive l’atteggiamento Usa come “una superpotenza sclerotica e miope che è prigioniera della sua storia recente fondata su una concezione confrontazionale del mondo”.

D’altra parte, la Russia ha ben capito che dopo la visita, la settimana scorsa, del direttore della Cia John Brennan a Kiev, ormai l’obiettivo reale americano non è più gestito dai politici e dai diplomatici. Il gioco si fa drammaticamente serio. L’obiettivo americano sarebbe niente di meno che un “cambio di regime” a Mosca. Questo spiegherebbe il motivo di aver incluso tra le persone soggette a sanzioni anche il potentissimo consigliere di Putin, Igor Sechin.

Se le sanzioni rischiano di essere inefficaci, la Russia sta rapidamente sviluppando una strategia per rendersi meno vulnerabile all’aggressione finanziaria Usa (accordi con Cina e India e quello del Caspio) e meno dipendente dal “cliente unico” europeo (nascerà una piattaforma di trading indipendente dai circuiti occidentali?). Quanto all’Ucraina, appare chiaro che per gli americani è usata come una testa di ponte per operazioni a più largo spettro per indebolire e isolare la Russia e i Brics, mentre per la Russia è una questione di principio e di rispetto della storia.

Sebbene nessuno voglia morire per l’Ucraina, un errore in questo tremendo gioco potrebbe far deflagrare un conflitto dalle proporzioni enormi, come ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. D’altra parte è sin dal XIX secolo che è nota l’importanza del controllo della massa continentale eurasiatica per dominare il mondo. Lo sanno gli americani, gli europei e i russi (nel 2010 Putin aveva offerto di creare accordi per costituire il più grande mercato da Lisbona a Vladivostock). Senza l’Europa, per ora, la Russia potrebbe concentrarsi sugli accordi con l’Asia orientale e centrale e l’India. Infatti, nel mese di maggio Putin si recherà in visita di Stato a Pechino - si dice per concludere il più grande accordo di fornitura energetica del mondo - e in India dove le elezioni potrebbero portare al potere Modi, un nazionalista hindu che dovrà rapidamente decidere tra l’amicizia americana e quella russa, oltre che sulle relazioni con la Cina.


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