BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ I movimenti che mandano "in tilt" Italia e Ue

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

In Asia Minore assistiamo a rivolgimenti importanti che stanno avvenendo dopo la caduta (voluta dalla Russia) del potente capo dei servizi segreti sauditi, principe Bandar. Con il suo sollevamento dall’incarico la linea sunnita-wahabita di sostegno ai “ribelli” in Siria e l’influenza sull’intero scacchiere islamico del Medio Oriente si è notevolmente affievolita. Finanche all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ggcc) si distanziano importanti paesi come il Qatar, l’Oman e il Bahrein. Questi ultimi partecipano attivamente agli sforzi per la reintegrazione dell’Iran nel sistema internazionale, anche offrendo la propria collaborazione come piazze finanziarie “sharia compliant” e indipendenti da Washington.

I risultati non tardano a manifestarsi: in Siria Assad guadagna terreno e terrà elezioni presidenziali per ricevere un nuovo incarico di sette anni il prossimo 3 giugno; in Palestina si ricompattano le componenti dello Stato - Hamas-Fatah - facendo svanire tutti gli sforzi diplomatici dell’Amministrazione Obama per una pace con Israele che ha rifiutato di sedersi al tavolo (evidente l’irritazione americana con Kerry che ha dichiarato che “Israele rischia di diventare un regime di apartheid”).

Nel Nord Africa stiamo assistendo impotenti e colpevolmente distratti alla rielezione obbligata di Boutelfika in Algeria (dove ha votato meno del 30% degli aventi diritto e l’opposizione è stata di fatto esclusa), all’insediamento del presidente Al Sisi in Egitto (mentre il suo regime condanna a morte centinaia di oppositori collegati ai Fratelli Musulmani del deposto presidente eletto Morsi, ancora detenuto), alla catastrofe in Libia e alla crescente pressione degli immigrati (si calcola nell’immediato almeno 800.000) che solcheranno quest’estate il Mediterraneo verso l’Italia e l’Ue.

Infine, l’Ue è in stallo. Mentre si alternano i sondaggi che vedono la crescita esponenziale degli astenuti (più del 50%) alle elezioni europee del 25 maggio, l’affermazione di partiti e movimenti nazionalisti, anti-euro o euroscettici, sul tavolo resta la difficile ricerca di candidati adatti a guidare le istituzioni comuni (Consiglio e Commissione). Chiunque siederà in quei posti dovrà scegliere una strategia comune per i 28 (mission impossibile) tra atlantismo e mondializzazione, cioè una formula che regga con Ttip, Russia e Cina (in gioco ci sono i grandi flussi finanziari).

© Riproduzione Riservata.