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GEO-FINANZA/ I movimenti che mandano "in tilt" Italia e Ue

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

È stato piuttosto impressionante leggere della transizione sull’approvvigionamento energetico europeo, e in particolare dell’Italia che dai tempi di Enrico Mattei fa affari con la Russia. Il grande gasdotto che avrebbe aggirato l’Ucraina, il South Stream, al quale partecipava da anni attivamente Eni è, secondo l’uscente Paolo Scaroni, avvolto da un “futuro fosco”. Mentre dichiarava in televisione che le sanzioni contro la Russia potrebbero «inceppare le relazioni commerciali» tra Eni e Gazprom, poco dopo volava a Kiev per negoziare con il nuovo governo ucraino un modo di rivendergli quote di gas anche russo. Scontata l’ira della russa Gazprom, che già ha fatto tremare l’Ue per l’accordo firmato tra la slovacca Eustream e l’ucraina Naftogaz.

A questo, forse non casualmente, si aggiungono le cattive notizie per il congelamento di due ulteriori anni dello sfruttamento del grande giacimento di Kashagan in Kazakhstan, nel quale sono coinvolte oltre a Eni anche ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Total, e la cinese Cnpc. Intanto, se da un lato l’approvvigionamento dall’Algeria sembra per ora essersi salvato da tensioni geopolitiche, dalla Libia continuano ad arrivare notizie inquietanti (intere aree del Paese sono fuori controllo e le milizie armate attaccano le istituzioni centrali).

Continuando le letture di queste ore, leggiamo che il ministro della Difesa Roberta Pinotti e il capo di Stato Maggiore della Difesa Luigi Binelli Mantelli, entrambi ospiti di un programma televisivo, hanno visioni divergenti sul futuro della difesa italiana. “Penso che una razionalizzazione, una revisione del programma (degli F35, ndr) sia fattibile: lo stanno facendo anche altri stati come l’Olanda”, ha detto il ministro; ma è opposta la posizione di Binelli Mantelli, secondo il quale “gli F35 saranno il futuro delle forze aeree per i prossimi 40-50 anni”, un futuro a cui “non c’è alternativa”.

L’immagine di un’Italia in cui regna una discreta confusione sugli obiettivi commerciali e strategici si rende ancor più opaca per le ricorrenti minacce del premier Renzi di “lasciare” se non si trova un accordo sulle riforme che lui ha proposto (riforma costituzionale del bicameralismo e riforma elettorale, ndr), ma anche per la violenza verbale della campagna elettorale europea di Berlusconi e Grillo, che non risparmiano attacchi diretti alle istituzioni (Napolitano, Grasso e Boldrini) e all’ordine giudiziario. Sul piano economico tutto è poco chiaro, dalle coperture reali della riduzione dell’Irpef (i famosi 80 euro, ndr) all’impatto del Fiscal compact (pareggio di bilancio e riduzione del debito pubblico, ndr).


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