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FINANZA E POLITICA/ Il patto Renzi-Berlusconi che può tagliare il debito italiano

Per FRANCESCO FORTE, l’Italia può ristrutturare il debito, ma la sinistra non deve demonizzare Berlusconi in quanto l’operazione è fattibile se la responsabilità è dell’intera nazione

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

«Il governo Renzi non deve farsi sfuggire l’occasione propizia per una ristrutturazione del debito. Perché l’operazione possa avere successo nelle sedi internazionali, il centrosinistra deve smettere di demonizzare Berlusconi, in quanto la ristrutturazione è fattibile solo se ad assumersene la responsabilità è l’intera nazione e non solo una parte politica». Ad affermarlo è Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, in un momento particolarmente favorevole per un intervento sul debito proprio grazie al calo dello spread. Lucrezia Reichlin, professoressa di Economia alla London Business School, aveva proposto “regimi di ristrutturazione sotto l’ombrello del meccanismo europeo di stabilità e che condizionano gli aiuti a Paesi con debito non sostenibile solo nel caso in cui quest’ultimo proceda a un accordo sul debito che preveda una modifica delle condizioni originarie del prestito”.

 

Professor Forte, che cosa ne pensa della proposta di una ristrutturazione del debito?

Mi stupisce che il governo non ci abbia pensato già da diverso tempo, era chiaro da almeno otto mesi che era questa la strada da percorrere. Un innovatore come Renzi avrebbe dovuto ricorrere subito a una conversione della rendita, che tra l’altro sarebbe un fatto dotato di precedenti storici.

 

A che cosa si riferisce?

All’inizio del secolo scorso l’Italia riuscì, grazie alle politiche di Giolitti e del suo ministro Luzzatti, a pareggiare il bilancio che peraltro era già in buone condizioni. La base aurea della lira diventò talmente buona che la nostra valuta nazionale valeva più della sua base aurea. Si fece così la conversione della rendita, che comporta sempre un grosso vantaggio, perché consiste nel fatto che a parità di tasso d’interesse teorico si modifica l’ammontare del debito.

 

Secondo quali modalità ritiene che vada attuata la ristrutturazione del debito?

Una soluzione potrebbe essere quella di ridurre il debito a medio e lungo termine di 1.200-1.300 miliardi di euro, di fatto dimezzandolo, e raddoppiare il tasso d’interesse rispetto a quello attuale di mercato. In alternativa si potrebbe prorogare il debito del passato riducendo il tasso d’interesse.

 

Quali risultati permetterebbero di conseguire queste operazioni?

L’essenziale di queste operazioni non consiste tanto nel fatto di facilitare il collocamento sul mercato dei titoli di Stato italiani, quanto nel ridurre il valore immediatamente percepibile del debito pubblico, cioè il rapporto debito/Pil. Si attua una conversione della rendita con uno sconto del 20% sul tasso, tale per cui quest’ultimo rimane al 2,5% o al 3%, ma il debito diminuisce. La ristrutturazione del debito va attuata nei momenti finanziariamente favorevoli, in cui l’investitore, soprattutto internazionale, è convinto che convenga attuare un’operazione di questo tipo perché il suo titolo è sicuro.

 

Oltre a una situazione favorevole per quanto riguarda lo spread, quali altre condizioni sono necessarie per attuare la ristrutturazione del debito?


COMMENTI
21/05/2014 - commento (francesco taddei)

si ma privatizzando i servizi locali, le ferrovie, le poste gli immobili e la rai. non vendendo eni, enel e finmeccanica, come sta facendo padoan, riducendo renzi a un pupo e l'italia a un deserto. e trasformando le università in fondazioni.