BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Cosa cambia dopo l'accordo tra Russia e Cina?

Vladimir Putin e Xi Jinping (Infophoto)Vladimir Putin e Xi Jinping (Infophoto)

Riassumendo, oggi emerge un insieme geopolitico e geoeconomico (e forse geofinanziario) che raggruppa l’Eurasia (senza l’Europa) e la Cina. L’India del neoeletto presidente Modi ha già dato indicazioni di voler stemperare gli attriti e massimizzare il ritorno economico con tutti i partner che contano (sull’Ue, complice il “caso marò”, non ha dato indicazioni). Quindi visto l’incremento delle relazioni commerciali e strategiche tra India e Russia è probabile che presto sarà accolta con favore la domanda di piena membership dell’India nella Shanghai Cooperation Organization (Sco).

Mentre la “nuova Eurasia” sia allarga, come ha scritto Giulio Sapelli su queste pagine, “l’Ue suona il violino sul Titanic che affonda” senza una qualsivoglia visione strategica, e “l’Italia rischia il declino definitivo per il blocco del canale di Suez” (attraverso il quale viaggia la maggioranza del suo import/export, e la quasi totalità del petrolio). In verità, solo la Germania ha preso atto di questa situazione. Dopo essersi opposta alle sanzioni anti-russe, non è un caso, infatti, che il commissario tedesco con delega Ue all’energia abbia siglato pochi giorni fa a Berlino un accordo con il suo omologo russo per continuare la fornitura di gas all’Europa via Ucraina. Quest’ultima, fatte le (inutili e pericolose) elezioni sarà chiamata il 26 maggio, sempre a Berlino, a siglare i termini dell’accordo.

Visto dagli Stati Uniti questo scenario è tra i più nefasti: a) si sta realizzando sotto i loro occhi la vendetta di Mackinder con il doppio controllo del cuore della massa terrestre (heartland) a opera di Germania, Russia e Cina; b) il Mediterraneo sta velocemente diventando un campo di battaglia e di morte con la possibile recrudescenza dell’estremismo politico-religioso e il ritorno delle “dittatocrazie” nei paesi arabi; c) complice l’insipienza del terzo governo autocratico in Italia (e della stupidità di quello francese), la politica deflazionistica della Germania merkeliana sta mettendo a serio rischio la conclusione del partenariato di libero scambio transatlantico (Ttip).

Quest’ultimo è per gli americani, e quindi per gli europei, l’ultima possibilità di bilanciare il resto del mondo. Obama sa bene che con Ttip potrà andare a parlare a russi e cinesi, ma senza di esso l’Europa si avvierà su un declivio in stile argentino e gli Usa non avranno la forza di intervenire né in Europa, né nel Mediterraneo. Le elezioni di mid-term americane (novembre), ben più di quelle europee (25 maggio), rischiano di azzoppare definitivamente Obama spingendo gli Usa verso due possibili strategie: progressivo isolazionismo, lasciando l’Europa al suo destino; interventismo con una contrapposizione frontale alla Russia. Le anime trasversali della politica profonda americana rendono possibili entrambe le direzioni, anche simultaneamente.

Esclusa un’aggressione militare diretta alla Cina (perché troppo impegnativa e non conveniente sul piano finanziario) si continuerà l’accerchiamento, sapendo che per qualche anno Pechino non si lancerà in attività militari significative e men che meno fuori area. Invece, l’anello debole è la Russia che non può permettersi (e non vuole) uno scontro militare con l’Occidente. Anche gli americani non possono permettersi un tale scontro. Ecco quindi che sarà l’Ue a diventare il possibile teatro dello scontro che si svilupperà per interposte persone.