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SPY FINANZA/ E ora gli Usa "mollano" i Btp italiani

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Al netto dei complotti di cui mi interessa fino a un certo punto in questa sede, sapete tutti che i mercati stanno mantenendo un minimo di tenuta semplicemente perché stanno già prezzando e scontando un intervento della Bce a giugno, con tassi sui depositi negativi e forse un’operazione di cartolarizzazione dei prestiti alle Pmi. Bene, a smontare sul nascere le aspettative di tutto questo, paventando il rischio che «la Bce si spari su un piede», è guarda caso Deutsche Bank, che in una nota pubblicata ieri mattina a firma del capo del dipartimento europeo, Mark Wall, scrive quanto segue: «La Bce ha parlato di questi interventi per 18 mesi. È molto probabile che siano spaventati dall’idea di implementarli, ma li hanno sbandierati come un pistola carica e quindi ora devono farlo». Per Wall, l’idea di tassi di deposito negativi «potrebbe rivelarsi autolesionista, visto che le banche centrali non hanno usato spesso questa pratica e quando la Danimarca, unico Paese a implementarla, lo fece, si rivelò un insuccesso. Le banche non volevano trasferire il tasso negativo ai loro clienti, strizzando i margini, mentre altre lo fecero e questo aggravio delle condizioni del credito si rivelò controproducente rispetto alle finalità perseguite dalla Banca centrale». Inoltre, sempre Wall fa notare come «un tasso di deposito negativo, paradossalmente, potrebbe rafforzare e non indebolire l’euro, visto che porterebbe molti investitori verso la periferia dell’eurozona per garantirsi guadagni dallo spread sui rendimenti, generando inflows di capitali».

Insomma, se da una parte la Bundesbank sembrava tramutatasi in colomba, dall’altra gioca a minare alle fondamenta l’intero pacchetto pensato da Mario Draghi, rischiando di innescare ulteriore nervosismo in mercati già abbastanza agitati. L’asta di ieri ci dice una cosa: la Germania ha bisogno di un Bund bene rifugio e per ottenere questo, riempiendo le aste e pagando poco, ha bisogno che il nostro spread e quello spagnolo salgano, perché oggi rappresentano un’attrattiva per gli investitori, essendo relativamente bassi (quindi con percezione di limitato rischio di credito, proprio grazie allo scudo Bce), ma molto più alti del rendimento che offre oggi il Bund. Per comprare debito tedesco all’1% di rendimento, gli investitori devono avere paura, devono avere la certezza che il debito italiano e spagnolo sono come la lebbra e quindi ci si lancia su Bund, Treasuries (che, caso strano, in questi giorni vedono il rendimento del decennale sotto la soglia psicologica del 2,50%) e oro.


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