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SPY FINANZA/ E ora gli Usa "mollano" i Btp italiani

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«Avevo detto che il calo dello spread avrebbe potuto invertirsi, specie in un Paese ad alto debito come il nostro, ora è successo. I mercati finanziari continuano a essere in una fase positiva rispetto ai paesi del sud Europa, però sono anche nervosi. Bisogna rispondere proseguendo con le misure che stabilizzano l’economia e la rendono più competitiva. Abbiamo una finestra di tempo utile per fare le riforme necessarie, dobbiamo approfittarne». Così parlo il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, rinfrancato per lo sgonfiamento tipo sufflè del nostro spread ieri mattina, passato rapidamente dai 195 punti base dell’apertura a 200 e poi ripiegato a 185. Ma non pensiate che quel rimbalzo sia stato determinato dalla fiducia in noi: sempre ieri mattina, infatti, Berlino ha messo all’asta propri titoli a scadenza decennale e - causa il basso tasso di rendimento offerto, in media finito all’1,41%, sui minimi da un anno - ha fatto cilecca, con la domanda che non ha raggiunto l’ammontare previsto. Sui 5 miliardi di bond in offerta la Germania ha raccolto richieste solo per 4,232 miliardi: insomma, ecco il miracolo dello sgonfiamento dello spread, altrimenti saremmo arrivati facilmente a 215.

Quindi, il ministro dell’Economia mi dà ragione: al netto dei timori che i mercati hanno per l’instabilità politica che il risultato delle europee potrebbe portare con sé e delle sparate di Beppe Grillo, è anche la questione dei fondamentali macro a farci finire nel mirino degli investitori. Ed ecco la parte più gustosa, quella di cui vi parlavo qualche giorno fa: Padoan parla di una finestra temporale utile per fare le riforme e cosa c’è di meglio se non un’impennata dello spread per far passare quelle riforme, sicuramente dolorose, con l’alibi del supremo bene del Paese? Preparatevi a una bella manovra correttiva, altro che 80 euro in busta paga.

Insomma, si vende debito italiano. Per coprirsi, passando dai Btp ai derivati oppure vendendo allo scoperto, ovvero piazzando oggi al parco buoi debito che vale diciamo 100 e che sappiamo in breve tempo varrà 80, causa turbolenze politiche e dati macro da mani nei capelli: detto fatto, alla scadenza prefissata vendo a 100 ciò che vale 80, con un bel 20 di profitto. Il problema attuale del debito, poi, è che si è rotto il meccanismo classico di “negative feedback”, ovvero il principio autolimitante che sovrintende l’obbligazionario sovrano, come spiegato dal primo grafico a fondo pagina: il rendimento sale, aumenta l’inflow di chi investe, quindi il rendimento scende, aumenta l’outflow di capitale, il prezzo cala e il rendimento torna a salire.

Oggi, invece, è un’altra logica a imperare, grazie al denaro a pioggia delle banche centrali, quella spiegata nel secondo grafico: siamo in pieno “positive feedback”, ovvero in una logica a iperbole che non conosce autolimitazioni nella correlazione prezzo-yield-domanda. Pericolosissima, perché è da questo meccanismo che, appena qualcosa va storto, nascono le sell-off, le liquidazioni stile 2011. E qualcosa ieri mi ha ricordato molto quella primavera e le logiche che portarono il nostro Paese all’emergenza.

 

 


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