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SPY FINANZA/ Così la Cina può "salvare" l'Europa

Pubblicazione:domenica 25 maggio 2014

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Nel sostanziare la sua posizione, Xuedong ha fatto notare come le misure di stimolo messe in campo dalla Fed abbiano creato le condizioni per il ritorno di inflows di capitali verso gli Usa, un qualcosa di cui ha fatto le spese l’Europa, visto che le fughe di capitali verso gli Stati Uniti hanno giocato una parte fondamentale nel frenare la ripresa. «Stando alle circostanze attuali - ha proseguito -, eventuali misure di stimolo da parte della Bce potrebbero attenuare in parte questo fenomeno. E la crescita e la ripresa delle economie dell’eurozona contribuiranno alla crescita e alla ripresa dell’economia a livello globale». Insomma, oggi più che mai il pallino del gioco è nelle mani di Mario Draghi in attesa del consiglio direttivo del 5 giugno: certo, la Cina ha più volte annunciato acquisti di debito europeo senza mai far seguire alle parole i fatti, ma in queste condizioni la necessità di capitali è enorme, soprattutto per la cosiddetta periferia dell’eurozona, poiché al di là della logica di investimento, è anche il mercato obbligazionario a necessitare di acquirenti alternativi, visti anche gli scossoni sugli spread della scorsa settimana.

Temo però che Draghi non sia pronto ad andare oltre i tassi negativi sui depositi, misura che certamente potrà sortire qualche effetto ma che da un lato presenta anche aspetti controproducenti (trasferimento dei costi sui correntisti, con ulteriore aggravio delle condizioni di concessione e accesso al credito) e dall’altro potrebbe non essere sufficientemente attrattiva per investimenti di fondi come il Cic, al netto delle condizioni macro dei paesi di cui si vanno ad acquistare assets di fatto rischiosi, al netto dello spread relativamente basso.

Inoltre, come vi dicevo l’altro giorno, la Germania ha bisogno di spread alti in Italia e Spagna per piazzare Bund sul mercato a rendimenti minimi e ieri ne abbiamo avuto una riprova. Jens Weidmann, capo della Bundesbank, è infatti entrato in tackle sui piani di Mario Draghi, smontando sul nascere la seconda opzione di intervento dell’Eurotower, ovvero la cartolarizzazione di prestiti alle piccole e medie imprese per implementare i prestiti e riattivare il meccanismo del credito. Per il “falco” tedesco, «non è compito della Bce rivitalizzare questo mercato. Le speranze legate a questo tipo di strategia non sono affatto forti». Insomma, ancora una volta è Berlino contro tutti.

Ora, al netto del fatto che non sarà l’eventuale marea euroscettica a cambiare le cose e che non mi entusiasma l’idea di sopravvivere solo grazie ai soldi di Pechino, se la scelta è solo quella di quale padrone debba comandarci, scelgo Pechino che almeno ci garantirebbe liquidità e investimenti (oltre a un riavvicinamento strategico con la Russia, altro nodo da sciogliere e diretta conseguenza della politica estera tedesca sul caso Ucraina).

La Germania sa di essere sempre più sola: speriamo che queste elezioni europee glielo facciano capire fino in fondo. E che gli altri paesi membri alzino la testa e agiscano di conseguenza: se è un’Unione non ci sono capi ma pari, se è il Reich allora è giunta l’ora di muovergli guerra. 



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