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RENZI BOOM/ Ecco cosa può "incassare" l'Italia dall'Europa

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Economisti e statistici sono al lavoro. La questione verrà portata a Bruxelles non solo usando argomenti tecnici, ma anche, anzi fondamentalmente, in base a ragioni politiche. Si tratta di sapere, cioè, se l’Ue crede nelle capacità di ripresa dell’Italia o se considera il Paese una causa persa. Con Beppe Grillo che soffiava sul fuoco, i tentativi di invertire questo senso comune sarebbero stati vani. Con un Renzi al 40%, le cose possono e debbono cambiare. È in ballo la fiducia, ingrediente fondamentale, ma è in gioco anche una quantità di quattrini nient’affatto trascurabile, qualcosa che va tra i 5 e i 10 miliardi l’anno. Se passasse una diversa valutazione del prodotto potenziale, il costo del Fiscal compact sarebbe più leggero e il pareggio del bilancio strutturale più facile e ravvicinato. Dunque, è un dossier delicato e molto importante, che sta sul tavolo della nuova Unione europea fin dai prossimi giorni, prima del consiglio che segna il passaggio di testimone.

Nel momento in cui Renzi prenderà in mano le redini dell’Ue sarà chiamato a dimostrare non solo ai suoi elettori italiani, ma a tutti gli europei che è possibile una ripartenza anche nel Vecchio continente. L’ipotesi più volte avanzata di un fronte latino per lo sviluppo non è mai stata in piedi, tanto meno ora che in Francia i partiti della République sono crollati sotto l’offensiva lepenista. Roma dovrà farsi portatrice di una proposta che riguardi l’intera Unione, e qui il terreno ideale è la politica estera e di sicurezza di fronte alla crisi con la Russia.

Per l’area euro, invece, deve lanciare la palla in avanti, affrontando di petto il coordinamento delle politiche fiscali, come proposto dagli Stati Uniti in ogni vertice internazionale: i paesi che hanno i conti a posto e un attivo nella bilancia con l’estero debbono seguire una politica espansiva e agganciare chi ha ancora bisogno di completare il risanamento finanziario. La Germania lo ha sempre rifiutato, vuole fare la guida morale impartendo lezioni che non le costano nulla, non la guida materiale impiegando diversamente le proprie risorse. Ma la Merkel che ieri ha lanciato l’allarme populismo deve capire che l’antidoto è nelle sue mani. Le prime gocce potrà versarle subito, fin dalle trattative per le poltrone che contano, scegliendo persone autorevoli e impegnate a cambiare marcia. Quanto a Renzi, è ora di rottamazione anche a Bruxelles, glielo chiedono gli elettori con 11 milioni e 100 mila voti.

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