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SPY FINANZA/ Le manovre di Draghi dopo il voto europeo

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

«Il Ftse Mib si conferma miglior indice d’Europa, dato che il forte ridimensionamento delle forze euroscettiche sembra attirare l’attenzione degli investitori internazionali e aprire a una maggiore stabilità politica interna», conferma Vincenzo Longo, market strategist di IG Italia che non esclude di vedere l’indice milanese aggiornare i nuovi massimi degli ultimi tre anni segnati ad aprile di quest’anno a quota 22.210 punti nelle prossime due settimane. Insomma, si vola sulle ali dell’entusiasmo: con la crescita al -0,1% nel primo trimestre, la disoccupazione al 13% e quella giovanile alle stelle, le sofferenze bancarie a quota 160 miliardi e le detenzioni di debito pubblico quasi a 400.

Come non festeggiare, come non preparasi a nuovi massimi della Borsa, ovvero a quella sorta di casinò in cui a farla da padrone sono solo gli speculatori. I quali non sono più persone capaci e preparate, ovvero pronte a vedere oltre come intenderebbe il significato latino del termine, ma soltanto gente che fa soldi sui soldi rischiando poco o nulla, grazie al paracadute della Bce e alla totale sconnessione tra economia reale e finanza, basti vedere l’open interest sulla Borsa milanese. Quanto poi alla lettura dell’esito elettorale a livello europeo, Salvatori giudica “preoccupante” l’avanzata delle forze euroscettiche, anche se il mercato appare confortato dal fatto che «si tratta di movimenti che tra loro sono legati soltanto dall’antieuropeismo e che per il resto hanno programmi spesso inconciliabili. È difficile quindi che possano confluire in qualcosa di unitario che possa avere una reale influenza sulla politica europea».

E infatti la politica europea, come detto prima, dipende da una persona sola: Mario Draghi. La crescente forza degli euroscettici in Europa, visto che la sconfitta di Grillo non può oscurare i successi di Le Pen e Farage in Francia e Gran Bretagna, tiene sotto pressione il numero uno della Bce per l’introduzione di nuove manovre espansive nel meeting di giugno. Il mero taglio dei tassi, già scontato dai mercati, potrebbe non bastare. Al di là di un taglio dei tassi, gli operatori si attendono infatti nuove misure non convenzionali. In ordine di probabilità, a detta sempre di Vincenzo Longo, potrebbero essere annunciati un prolungamento del periodo di aste di rifinanziamento principale in full allotment (con piena allocazione delle richieste), il cui termine è fissato ora per luglio 2015; una sospensione della sterilizzazione del programma Smp, introdotto nel 2010, che lascerebbe sul mercato 170 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva; una Ltro calibrata sui prestiti alle imprese di piccole e medie dimensioni, mentre per il Qe vero e proprio bisognerà attendere i risultati degli stress test di fine luglio. Ma si sa già che quei test saranno finti, saranno solo una presa in giro: ricordate come la scorsa settimana vi ho parlato di Espirito Santo, la banca portoghese primatista mondiale nell’uso della leva? Bene, state certi che passerà serenamente gli stress test, qualche magheggio sui bilanci la farà sembrare la più sana al mondo, d’altronde il netting di Deutsche Bank sul portafoglio derivati fa da modello per tutti. Perché il giochino deve proseguire, cari lettori, la farsa, la recita a soggetto non può finire qui.



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