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SPY FINANZA/ Le manovre di Draghi dopo il voto europeo

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

E sapete perché ve lo dico? Perché mentre si votava per il rinnovo del Parlamento europeo, che comunque vedrà un terzo dei seggi andare a forze euroscettiche, nel silenzio generale la Grecia metteva in vendita 110 spiagge e invitava russi e uomini di affari del Qatar a fare in fretta per accaparrarsi le migliori. Il tutto, in ossequio alla troika e all’Hellenic Republic Asset Development Fund (Taiped), il fondo ad hoc per le privatizzazioni forzate necessarie a racimolare i fondi necessari a ripagare i creditori stranieri, ufficiali e non, altrimenti niente nuovi aiuti (da quando un prestito usurario sia un aiuto non l’ho ancora capito). Sono 70mila lotti di demanio pubblico, spiagge che diventeranno ufficialmente straniere: insomma, la Grecia è talmente salva che deve vendere l’argenteria di casa per pagare gli esattori, gli stessi che hanno atteso tre anni prima di “salvarla” mettendole un cappio al collo, dopo aver speculato sui suoi titoli di Stato e aver organizzato swap per truccare i conti con grosse commissioni.

Ma attenzione, cantori della stabilità, gli exit poll danno Syriza tra il 26% e il 30% e Nuova Democrazia tra il 23% e il 27%: la stabilità, in Grecia, non è destinata a durare. Certo, gli avvoltoi sanno come riportare a più miti consigli i popoli che si ribellano (gli irlandesi hanno dovuto rivotare sul Trattato di Lisbona, vi ricordo), ma non è detto che questa volta il gioco riesca fino in fondo. Qualcuno, oltreoceano, potrebbe essere tentato di darci il colpo di grazia, in caso Draghi decidesse di agire in senso opposto ai desiderata Usa. Attenzione, temo che tra non molto ci ritroveremo un caso Ucraina in seno all’Ue. Non a caso, tre giorni fa l’ex segretario di Stato Usa, Henry Kissinger era a Roma e ha incontrato Giorgio Napolitano al Quirinale per un meeting privato. E ora, se ne avete ancora voglia, godetevi pure la stabilità e gli 80 euro di Matteo Renzi. 

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