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SPY FINANZA/ Le manovre di Draghi dopo il voto europeo

Le decisioni che la Banca centrale europea prenderà la prossima settimana sono molto importanti per il futuro economico del continente, come spiega MAURO BOTTARELLI

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Prima di tutto, complimenti di cuore ai sondaggisti italiani, davvero dei fenomeni. Seconda cosa, complimenti a Matteo Renzi, se li merita: ha venduto bene la sua merce e ora raccoglie i frutti. Basti vedere l’indice delle banche italiane al Ftse Mib di Milano, pienamente al di sopra del 4%: la stabilità paga, soprattutto quando hai 400 miliardi di titoli di Stato nel portafoglio d’investimento e un governo che, al netto della tassazione sulle quote di Bankitalia, ti fa vivere sereno e beato. C’è però dell’altro e arriva direttamente dalle stanze che contano davvero.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha cominciato il suo intervento pubblico al convegno di Sintra, in Portogallo, dove sono riuniti i banchieri centrali di Eurolandia, la direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, e alcuni celebri economisti come Paul Krugman, mettendo subito le cose in chiaro. Per il governatore della Bce, «ogni azione preventiva può essere giustificata», «non siamo rassegnati a un’inflazione troppo bassa troppo a lungo», «gli acquisti di Abs o di prestiti possono aiutare contro la debolezza del credito» e «non vogliamo essere troppo reattivi, né troppo tolleranti». Tradotto in italiano corrente: il prossimo 5 giugno la Bce prenderà misure radicali, ma non darà vita a un piano d’acquisto di titoli di Stato, ci si limiterà ad agire sui tassi e, Bundesbank permettendo, magari alla cartolizzazione dei prestiti alle Pmi.

In compenso, lo spread è sceso ieri. A Londra qualcuno deve aver detto che va bene così, che non è ancora ora di picchiare duro sul Paese. Anzi, il segnale di stabilità arrivato dalle elezioni europee, in particolare per quanto riguarda l’Italia, sul mercato premia di fatto le banche ma anche l’intero tessuto economico-industriale, perché consente al governo di pianificare più a lungo respiro e aumenta la probabilità che le riforme annunciate vengano effettivamente realizzate. Per Francesco Salvatori, responsabile mercati Italia di Unicredit, in Italia la sconfitta delle forze cosiddette populiste e il rafforzamento del governo dà al presidente del consiglio, Matteo Renzi, un credito molto consistente che ora il mercato si aspetta venga utilizzato per proseguire il percorso di riforme. Salvatori sottolinea però che negli ultimi anni i risultati elettorali hanno avuto un’influenza limitata sui mercati e che storicamente l’effetto delle elezioni europee si esaurisce nel primo giorno di trading, anche se in questo caso probabilmente continuerà almeno fino a oggi, quando riapriranno Londra e New York. «Noi non stiamo prendendo decisioni di asset allocation o di trading sulla base di questi risultati», precisa l’esperto, secondo il quale lo scatto di Piazza Affari è dovuto in primo luogo alla necessità di recuperare il terreno perso nelle ultime settimane per i timori di un boom delle forze euroscettiche. Insomma, si compra a poco sfruttando i cali strumentali dei prezzi dovuti a chi gridava “al lupo, al lupo”.