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FINANZA/ Sapelli: così la Francia ha creato "l'incubo" tedesco

L’Europa sta vivendo un momento particolare rispetto ad altre importanti economie mondiali. GIULIO SAPELLI ci spiega quali sono le basi culturali di questa differenza

Angela Merkel e François Hollande (Infophoto) Angela Merkel e François Hollande (Infophoto)

Concludevo il mio precedente intervento su queste pagine dicendo: “Sorgeranno enormi problemi nella riproduzione stessa della società e che il dibattito sul debito pubblico dominato da versioni monetaristiche non consente di volgere positivamente verso politiche di pieno impiego. Solo il ritorno a una politica di pieno impiego sostenuta da investimenti pubblici e da misure atte a incoraggiare l’investimento di capitali privati potrà invertire la rotta, ma le sofferenze sociali saranno enormi e una rivoluzione culturale è necessaria per rovesciare il nichilismo e l’ingiustizia dilagante”.

Il primo passo di questa rivoluzione culturale è quello di rovesciare l’apodittico discorso prevalente sul debito pubblico. Ancora una volta Michal Kalecki può aiutarci, sempre facendo riferimento all’articolo “Aspetti politici del pieno impiego”, una stella polare per orientarci dopo anni di smarrimento. Ecco cosa scrisse: «Consideriamo in primo luogo l’avversione dei “capitani d’industria” all’intervento pubblico nelle questioni dell’occupazione. Ogni allargamento dell’ambito dell’attività economica dello Stato è visto con sospetto dai capitalisti; ma l’accrescimento dell’occupazione tramite le spese statali ha un aspetto particolare che rende la loro opposizione particolarmente intensa. Nel sistema del laissez faire il livello dell’occupazione dipende in larga misura dalla cosiddetta atmosfera di fiducia. Quando questa si deteriora, gli investimenti si riducono, cosa che porta a un declino della produzione e dell’occupazione (direttamente, o indirettamente, tramite l’effetto di una riduzione dei redditi sul consumo e sugli investimenti). Questo assicura ai capitalisti un controllo automatico della politica governativa. Il governo deve evitare tutto quello che può turbare l’“atmosfera di fiducia”, in quanto ciò può produrre una crisi economica. Ma una volta che il governo abbia imparato ad accrescere artificialmente l’occupazione tramite le proprie spese, allora tale “apparato di controllo” perde la sua efficacia. Anche per questo il deficit del bilancio, necessario per condurre l’intervento statale, deve venir considerato come pericoloso. La funzione sociale della dottrina della “finanza sana” si fonda sulla dipendenza del livello dell’occupazione dalla “atmosfera di fiducia”.

L’avversione dei “capitani d’industria” alla politica di espansione della spesa pubblica diventa ancor più acuta allorché si cominciano a considerare i fini per cui tale spese possono venir destinate, e cioè gli investimenti pubblici e la sovvenzione del consumo di massa. Il fine cui mira l’intervento statale richiede che gli investimenti pubblici si limitino agli oggetti che non competono con l’apparato produttivo del capitale privato (ad esempio, ospedali, scuole, strade, ecc.), in caso contrario infatti l’accrescimento degli investimenti pubblici potrebbe aver un effetto negativo sul rendimento degli investimenti privati, e la caduta di questi potrebbe compensare l’effetto positivo degli investimenti pubblici sull’occupazione. Tale concezione è per i capitalisti interamente di loro gusto, ma l’ambito degli investimenti pubblici di tale tipo è piuttosto ristretto e vi può essere la possibilità che il governo, agendo secondo la logica di tale politica, possa spingersi a nazionalizzare i trasporti o i servizi pubblici, per poter allargare l’ambito del suo intervento [1].

 

[1] Occorre qui osservare che gli investimenti nei rami nazionalizzati possono contribuire alla risoluzione del problema della disoccupazione solo nel caso in cui vengano eseguiti con criteri diversi da quelli con cui operano le imprese private. Le imprese pubbliche devono eventualmente accontentarsi di un tasso inferiore di profitto e programmare i loro investimenti in maniera tale da attenuare le crisi economiche.


COMMENTI
03/05/2014 - Francia (delfini paolo)

Grazie al Professor Sapelli per ennesimo ,interessantissimo articolo.

 
03/05/2014 - troppo difficile (Emilio Colombo)

scusi prof.Sapelli, non ce la faccio a seguirla. Forse in poco spazio non si può spiegare la storia del mondo ma qui dobbiamo ripartire da qualcosa di positivo e reale per vivere se non l'economia, almeno il lavoro! ieri ho dovuto fare un viaggio di 750 km in auto per lavoro tra italia-germania-austria e mi sono fermato a fare una sosta alla trattoria di una abbazia benedettina del XI-XII secolo (che roba! + 13 euro di spuntino) questi monaci hanno fatto tutto da zero cominciando in un tempo mica tanto + bello del ns. quanto a lotte di potere (nel loro contesto) e hanno generato e difeso una comunità per secoli (affatti migliori del ns)! mi aiuti a rendere bello il mio ufficio e sano il mio ambiente di lavoro per viverci con i miei collaboratori quelle 9-10 ore al gg che ci passiamo insieme, per il resto continuerò a leggerla, ma se c'è da fare qualche battaglia ci faccia venire prima la voglia di combattere!

 
03/05/2014 - commento (francesco taddei)

se le imprese nazionalizzate devono funzionare da ammortizzatore sociale, vanno fallite! se sono imprese devono ricercare il profitto, non il consenso.